Cosa ci fanno insieme Antonio Maggio (ex Aram Quartet), Cesco degli Après la Classe, Evy Arnesano, Simone Perrone e gli Effetto Doppler (quest’anno a X Factor)?

Non sarà complicato stabilire che quello che abbiamo in comune è che facciamo musica, ciascuno con la sua storia, con il suo passato (per qualcuno il passato è breve come pochi gli anni) e con un futuro, spero radioso e produttivo per tutti.

Un passo indietro. Sono a Bologna, sto tribolando appresso a un trasloco che si preannuncia duro, faticoso, perché non è questione di spostare solo scatoloni, ma di metterci dentro la propria vita e trovare il coraggio di saltare nel buio.

Mi telefona Antonio Maggio, mio compaesano, vincitore di un’edizione di X Factor con il suo gruppo vocale Aram Quartet. Non ci conosciamo, o meglio, io non conosco lui se non di nome, e lui probabilmente ha ignorato completamente la mia esistenza fino a che non ha potuto “scoprirmi” tramite “Parla con me”. Si presenta, mi racconta il suo progetto, è gentilissimo e affabile, mi coinvolge subito in questa serata che vuole fare, gli garantisco la mia presenza (suoneremo tutti senza compenso) con il mio solito grande entusiasmo per ciò che mi piace.

Un concerto al teatro Paisiello di Lecce per il suo ritorno sul palco da solista, con il coinvolgimento di amici salentini che fanno musica, e in effetti lui è amico di tutti loro, la “new entry” sono io. Per Antonio questo sarà l’inizio di qualcosa di diverso, sta scrivendo canzoni nuove, ha voglia di ricominciare da solo.

Mi racconta chi sono gli altri ospiti, non li conosco personalmente, so che musicalmente siamo lontani. La cosa non mi spaventa e faccio bene. Quello che è accaduto due sere fa ha confermato che si possono condividere esperienze e momenti importanti dove tutto è forte e pieno di emozioni senza per forza assomigliarsi. Siamo tutti diversi, per età, per provenienza, per esperienze.

All’indomani della serata io scriverò sul profilo di Antonio: “E’ stato tutto perfetto, e quel poco che non lo è stato ha avuto il dono di essere umano”.

Antonio ha fatto gli onori di casa, ci ha presentato tutti, abbiamo cantato con lui e da soli, il resto sul palco lo ha fatto da solo supportato da una band di tutto rispetto, in linea con quanto sto scoprendo in queste settimane e cioè che in Salento si sta facendo musica sul serio. Guardo questo ragazzone di ventiquattro anni e penso a che alla sua età ero indietro rispetto a lui pur suonando anche io. “Militavo” le tastiere ska-reggae e ho fatto centri sociali e palchi all’estero, ma a capire le mie possibilità ci ho messo una bella decina di anni minimo e la gavetta sembra infinita.

Questi ragazzi (Antonio, gli Effetto Doppler, Simone) hanno un’energia trascinante e una professionalità impeccabile. Per Cesco è un altro discorso, lui ha l’allure del cantastorie, a lui il dono della classe e compostezza.

Non so se hanno imparato in televisione il mestiere, ma se è stato così devo dire che il talent ha fatto un ottimo lavoro.

Spesso nelle interviste mi chiedono cosa penso dei talent e io rispondo che non penso niente (di male) nel senso che, per me, la via che si sceglie è (quasi) indifferente, infatti la linea di confine sarà rappresentata dal talento, e quello (se c’è) viene fuori prepotente, comunque e non si esaurisce. Se manca, non basteranno case produttrici, investimenti, trampolini di lancio, non basterà nulla. I palloni si sgonfiano. Per cui non ho paura né mi sento intaccata se ci sono dei ragazzi giovani che, invece di suonare per anni in posti dove l’audio è talmente scarso da convincerti a essere tu a non valere niente, hanno la possibilità di una vetrina dorata dove imparano in poco tempo a stare su bei palchi. Il problema non sono i ragazzi.