Ora è ufficiale: ieri, a pochissimi giorni dalle elezioni, i sindacati a Rimini fanno saltare l’infornata di super dirigenti in settori chiave come gli affari generali, edilizia, demografia e tributi. Dopo le parole di fuoco di Cgil-Cisl-Uil nei giorni scorsi e le frizioni tra i suoi stessi assessori (in testa  Roberto Urbinati di Rifondazione comunista, che senza citarle ha considerato le proprie dimissioni con il rischio di una spaccatura tra Pd e Federazione della Sinistra alla vigilia dell’urna), il sindaco uscente del Pd Alberto Ravaioli è costretto a gettare la spugna e a stralciare nella delibera specifica appena approvata in Giunta la questione degli ormai celebri ‘fantastici quattro’.

Va detto che il Comune di Rimini vanta già 30 dirigenti e 1.200 dipendenti, per i quali spende qualcosa come 48 milioni di euro all’anno oltre a circa un milione di euro di consulenze varie. Se da qualche giorno le organizzazioni dei lavoratori e diversi esponenti politici stanno parlando non solo di atto “inopportuno” ma “gravissimo” nei tempi e nei modi, c’è voluta una riunione-fiume con le categorie interessate di Cgil, Cisl e Uil per formalizzare il dietrofront di Ravaioli un attimo prima di entrare in Giunta.

Dunque, nella delibera licenziata dall’esecutivo comunale sulla programmazione triennale 2011-13, spiccano solo le new entry nel capitolo vigili urbani. Complessivamente, Palazzo Garampi decide per l’assunzione di nove unità con il profilo professionale “esecutore” appartenenti alle categorie protette, cinque unità a tempo indeterminato e 30 a tempo determinato di agente di polizia municipale, 32 unità di educatore d’infanzia a tempo determinato per l’attività legata ai nidi estivi, tre unità di istruttore amministrativo a tempo indeterminato.

“Stralciata”, conferma invece la Giunta nelle carte che contano, la proposta di “copertura di quattro posti di qualifica dirigenziale”. Sulla scia di quanto ha già detto da Ravaioli per calmare le acque, l’amministrazione cerca di smorzare le polemiche ribadendo che “l’indizione del concorso era specificatamente rivolta alla semplificazione e velocizzazione procedurale”.

Insomma, bisognava preparare il terreno per la futura amministrazione, è la linea del sindaco uscente dopo un decennio in sella a Palazzo Garampi forte dei vessilli Margherita-Partito Democratico. In generale, in Comune si assicura un certo profilo di sobrietà: “Dal 1999 ad oggi – scrive l’amministrazione in una nota a parte – il numero di dirigenti è sceso da 52 ai 27 attuali, mentre la dotazione organica del Comune di Rimini prevede 33 posti di qualifica dirigenziale. Dei 27 dirigenti attuali, sei sono assunti a tempo determinato e cesseranno dall’incarico e dalle funzioni con l’entrata in carica del nuovo sindaco. Altri quattro dirigenti con contratto a tempo indeterminato verranno collocati a riposo entro il primo luglio”.

Contando inoltre i tre dirigenti già collocati a riposo il primo di gennaio 2011 e non sostituiti, nell’arco di sei mesi il contingente di dirigenti potrebbe ridursi dunque di 13 unità, “passando dai 30 in servizio al 31 dicembre 2010 ai 17 che rimarranno al primo luglio 2011”, rimarca la Giunta. Di questi 17 due sono assegnati alla Civica avvocatura e pertanto non sono destinabili, per espressa previsione di legge, a incarichi di natura gestionale. In seguito all’entrata in vigore del “Decreto Brunetta” e secondo le più recenti interpretazioni della Corte dei Conti, inoltre, il numero dei contratti di figure dirigenziali a tempo determinato (prima libero) non può ora superare l’8% del numero di posti di dirigente previsti nella dotazione organica (quindi un massimo di tre per il Comune di Rimini).

In ogni caso, la scelta dei quattro posti dirigenziali “era stata formulata in considerazione del delicato ruolo da rivestire e con l’unica finalità di garantire il presidio di funzioni che attengono alla sfera tecnico-gestionale (Ragioniere capo, dirigente Affari generali e Personale, dirigente dei Tributi, dirigente del Demanio), per il quale si era ritenuto più idoneo un reclutamento attraverso un pubblico concorso e una stabilità di impiego”, tiene a sottolineare ancora l’amministrazione.

A questo punto, i sindacati incassano il risultato e passano a toni meno accesi. La Cisl Fp, ad esempio, ribadisce “la necessità di una pronta apertura del confronto con la nuova amministrazione, non appena insediata, al fine di esaminare l’organizzazione complessiva che, partendo dalle esigenze del territorio e dei cittadini, affronti le carenze di organico – viene sottolineato – oggi più che mai evidenti”. L’obbiettivo è “realizzare percorsi che consentano una più ampia valorizzazione delle professionalità esistenti dentro il Comune e una risposta occupazionale qualificata che elimini situazioni di instabilità e precariato”, osserva il sindacato.

Chi non usa mezze misure è il candidato sindaco Pdl-Lega Nord, Gioenzo Renzi: “Nominare quattro nuovi dirigenti sarebbe stato un atto gravissimo, una totale mancanza di rispetto ai cittadini riminesi che il 15 e 16 maggio, con il loro voto, decideranno il nuovo sindaco per i prossimi cinque anni. La pianta organica del Comune – tuona Renzi – non può essere definita come l’organigramma del Partito Democratico di Rimini”.

Carlo Kovacs