La guerra al terrorismo si gioca anche in casa. Il jihad è portato avanti da Al Qaeda e altri gruppi anche su Internet, oltre che sul piano strettamente operativo, e il gruppo è diventato un network che usa abbondantemente la Rete. E dopo l’uccisione di Osama bin Laden c’è il rischio che la frammentazione dei centri decisionali produca una moltiplicazione degli attentati con l’aiuto di Internet: allora perché non prepararsi e capirci un po’ di più con un videogame interattivo?

È appena stato rilasciato “Osama 2011”, il 107esimo episodio di Kuma War II, un videogame sul blitz che ha portato all’uccisione di bin Laden che si gioca in gruppo per provare la propria capacità di combattimento su eventi reali, in un ambiente che riproduce fedelmente la situazione e i mezzi. La morte di bin Laden consente al giocatore di impersonare il ruolo di un Us Navy Seal con il target di uccidere il terrorista nel complesso di Abbottabad, in Pakistan, oppure quello di uno dei difensori, che cerca di salvarlo eliminando i giocatori opposti. I giocatori della squadra dei Seals aprono il gioco in una situazione probabilmente identica a quella avvenuta nella realtà (sono stati svegliati nel cuore della notte per prendere parte alla missione) mentre gli avversari, i difensori di bin Laden, cominciano il gioco senza alcun tipo di arma.

“Osama 2011” fa parte di un gioco tattico della Kuma Reality Games che tratta solo di terrorismo. Il suo titolo è “Guerra al terrore”. Ha la particolarità di ricreare i più importanti e spesso i più dibattuti conflitti nel mondo usando tutte le informazioni disponibili tratte dai media, dagli esperti militari, dai documenti del dipartimento della Difesa statunitense e anche tramite ricerche originali sul campo. Ogni episodio consiste della missione vera e propria, di un dettagliato testo di preparazione, di foto satellitari, un video serale con il formato di notizia giornalistica che fornisce spiegazioni e dettagli tratti della storia reale su cui è stato fatto il gioco e una biblioteca multimediale. Spesso le missioni includono delle interviste con esperti della difesa, soldati e altri partecipanti all’operazione del mondo reale.

Il software di Kuma War II si può scaricare liberamente dal loro sito (www.kumawar.com) e si può provare per un periodo, scaduto il quale chi si sottoscrive, pagando 9,99 dollari al mese, può giocare partecipando alle più importanti missioni internazionali. Kuma rilascia un nuovo scenario ogni due settimane. Il primo episodio della serie, intitolato “Uday and Qusay’s Last Stand” e rilasciato nel 2004, è stato criticato perché tratta la caccia e l’uccisione di Uday, il figlio maggiore dell’ex presidente iracheno Saddam Hussein, e di Qusay, il secondogenito. Ambedue furono effettivamente uccisi insieme a Mustapha, il figlio 14enne di Qusay, in un raid in una casa della città di Mosul compiuto dalla Task Force 20 americana, aiutata dalle truppe di fanteria della 101st Airborne Division. I particolari della missione reale non erano stati tutti resi noti e la caccia ai figli di Saddam non era una degli obbiettivi ufficiali della guerra in Iraq.

Un’altra missione famosa è quella del terzo episodio intitolato “Anaconda”, che si rifà all’operazione congiunta in Afghanistan da parte dell’esercito statunitense, la Cia e le forze alleate per tentare di sconfiggere Al Qaeda e i talebani nel marzo 2002, la prima missione su larga scala dopo la battaglia di Tora Bora del 2001.

Uno dei principali consulenti della casa produttrice è il generale maggiore dei marines Thomas L. Wilkerson, andato in pensione nel 1998 dopo 31 anni di servizio, membro del Consiglio delle Relazioni Internazionali e della Società di Cincinnati, due organizzazioni statunitensi che vogliono promuovere i valori, la politica e il ruolo dell’America nel mondo. In un’intervista rilasciata nel 2004 alla Msnbc, Wilkerson ha dichiarato che le simulazioni della guerra al terrore di Kuma sono simili ai servizi della Cnn: mischiano informazione e intrattenimento. “Quello che si vede in un servizio giornalistico dopo due settimane si può vedere su Kuma”, ha detto Wilkerson. La ragion d’essere del gioco è ricreare i campi di battaglia veri riprendendoli direttamente da quelli dell’Iraq, dell’Afghanistan, del Pakistan, della Corea del Sud, dalla Sierra Leone e così via.

Sul videogame come giornalismo insiste anche Keith Halper, il Ceo di Kuma, che nella stessa intervista sottolinea che è “solo un procedimento giornalistico in cui prendiamo dei racconti in prima persona e degli scenari reali e applichiamo dei mezzi di gioco per far luce su quello che davvero accade nel mondo”. Il videogame della guerra al terrorismo sarebbe insomma una specie di giornalismo interattivo.

Il video “Osama 2011” non è il solo su bin Laden. L’episodio precedente è il numero 26 e si intitola “Osama 1998”. Parla del tentativo fallito di catturare il terrorista latitante tramite le forze aree statunitensi e britanniche. Il gruppo che ha ideato l’episodio 107 sulla cattura di Osama ha anche creato un “video poema” per aiutare la gente a riflettere sulla morte di bin Laden e quello che rappresenta per il mondo.

Un videogame che ha l’ambizione di funzionare come fosse giornalismo, realismo assoluto delle scene, consulenti esperti militari, interviste ai partecipanti delle missioni e due episodi sulla cattura di Osama bin Laden, nonché un video su Youtube molto suggestivo – immagini stupende, musica coinvolgente, grande feeling – ma chiaramente ideologico: è abbastanza per indurre a pensare che Kuma War non sia solo un gioco, ma serva anche a convogliare le idee di patriottismo e di “esportazione della democrazia” nel mondo da parte degli Stati Uniti. Che la “guerra al terrore” americana, insomma, si faccia anche tramite videogame.