Bologna è davvero la “grassa”? Al punto da essere la più grassa d’Italia, almeno per i bilanci delle casse pubbliche? Che la si guardi dai corridoi del Palazzo d’Accursio (sede del Comune) o da quelli di Palazzo Malvezzi (che ospita la Provincia), parrebbe di sì, almeno a giudicare dall’analisi sui costi della politica elaborata dal Centro studio Uil. Analisi presentata questa mattina alla presenza di Gianfranco Martelli, segretario generale di Emilia Romagna e Bologna, e dell’estensore della ricerca, Luigi Veltro, e che si è concentrata sul capoluogo di regione e sugli altri 59 centri (Imola compresa) inclusi nei confini provinciali.

Ma da via Zamboni parte un avvertimento: attenzione all’interpretazione dei dati perché, per quanto riguarda la Provincia, il costo in senso stretto per il funzionamento degli organi provinciali sarebbe diminuito. Ad innescare l’aumento segnalato dal sindacato sarebbero state soprattutto indennità di esproprio.

Il 4,2% degli occupati lavora nella cosa pubblica. Chi ha ragione allora? Vediamo i dati. Tra quelli che balzano subito all’occhio, ce n’è uno. Il dipendente pubblico, in provincia di Bologna, nutre un esercito composto da 18.176 effettivi, pari al 4,2% degli occupati, distribuiti tra presidenti, sindaci, assessori, consiglieri in istituzioni, cda o fondazioni, consulenti e collaboratori. Il “plotone” costa ai cittadini 130 milioni di euro (lo 0,6% del prodotto interno lordo provinciale), cioè 209 euro per contribuente.

Ma non basta. Concentrando il focus sul Comune, Palazzo d’Accursio ha speso nel 2009 (ultimo anno che si è potuto prendere in considerazione, prima del commissariamento) 502 milioni di euro per mantenersi (112 euro a bolognese per tutta la macchina comunale, che diventano 73 se si stringe solo su giunta, consiglio e consulenze il cui costo complessivo è di 24.713.439 euro). In termini percentuali, si tratta del 5,5% della spesa corrente, rendendo Bologna prima di una classifica dove al secondo posto si incontra Firenze (3,4) seguita da Roma (3,1), Genova (3), Palermo (2,5) e Milano (2,2).

Dei 502 milioni di cui sopra, 27,4 sono andati a remunerare gli organi istituzionali e le consulenze, facendo registrare un risparmio del 4,1% rispetto al 2008. Di questa cifra, la maggior parte – 25 milioni – è andata per la giunta e il consiglio comunale, che hanno speso rispetto all’anno precedente il 2,6% in più.

In merito invece alla macchina provinciale, questi i dati forniti dalla Uil. Nel 2010 Giunta, consiglio, incarichi, collaborazioni e consulenze hanno comportato una spesa di 4,6 milioni. Un’impennata rispetto al 2009 del 15,5% e del 10,7 del 2008. Se ci si concentra solo sugli organi istituzionali, l’impennata balza al 40,9% per un valore assoluto di 3 milioni e 900 mila euro (nel 2009 erano stati 2 milioni e 600 mila).

I commenti di Comune e Provincia. Nessun commento da Palazzo d’Accursio. L’ufficio di segreteria del commissario Anna Maria Cancellieri comunica che, vista la prossimità del voto per l’elezione del nuovo consiglio, né lei né gli altri subcommissari intendono rilasciare dichiarazioni. Per ogni dubbio o richiesta di informazioni, si faccia riferimento al Centro Studi Uil.

Da Palazzo Malvezzi, invece, le risposte. La prima è quella di Moreno Tommasini, direttore del settore bilancio della Provincia di Bologna, secondo il quale ci deve essere stato un fraintendimento su alcune voci, almeno per quanto riguarda il bilancio consuntivo del 2010. “Probabilmente la mia pecca è stata quella di non essere riuscito a spiegarmi bene con la Uil”, esordisce. “A far lievitare i nostri costi c’è una spesa riferita all’utilizzo di beni terzi, come affitti, indennità di occupazione e noleggi. Ma l’incremento – che ammonta a 1 milione di euro – non è dovuto all’impazzimento della Provincia nell’utilizzo per esempio di auto blu. È tutto più semplice: si tratta di indennità di esproprio riferite a grosse operazioni di occupazione di terreni fatte negli anni precedenti. Le operazioni si riferiscono a strade e a scuole sorte su aree espropriate in urgenza e poi pagate solo anni dopo (cioè nel 2010). Per cui sì, è innegabile che un aumento ci sia stato, ma in termini diversi rispetto a quello che emerge dall’indagine del sindacato”.

Andrea Panzavolta, direttore del settore personale a Palazzo Malvezzi, aggiunge per l’ambito che gli compete: “Il costo del personale impegnato nell’assistenza agli organi, che per i dati dei bilanci consuntivi del 2009 e del 2010 risulta essere ‘quasi raddoppiato’, in realtà è frutto di diverse modalità di aggregazione delle voci di spesa da un anno all’altro. Il personale impiegato è invece diminuito: per esempio nella prima metà del 2009 i lavoratori in servizio presso le segreterie degli assessori erano 18 mentre nel 2010 si sono ridotti a 11”.

La Uil: vogliamo contribuire al riscatto della politica. Il segretario generale Gianfranco Martelli tiene a precisare che, con la sua indagine, la Uil “non vuole alimentare un’idea negativa sulla politica. Anzi, si propone che la politica torni a essere guardata con rispetto dai cittadini”. E aggiunge: “Il tema dei costi della politica è strettamente connesso con la qualità della spesa pubblica. Si potrebbe cominciare con il diminuire le indennità, le delegazioni e le trasferte e rendendo il tutto più sobrio. Se si contenessero le spese entro l’80%, si produrrebbe un risparmio di 26 milioni di euro. Cifra cospicua a cui si potrebbero aggiungere altri risparmi derivanti dall’accorpamento dei 18 Comuni sotto i 5 mila abitanti”.

Perché, anche in tema Comuni della Provincia, sempre dall’indagine del sindacato, emergerebbero dati poco confortanti. E soprattutto forti sperequazioni. Per esempio, Vergato guida la classifica di quelli più cari spendendo 103 euro a residente (poco più 7500 gli abitanti), seguito da Granarolo nell’Emilia (95 euro), San Giorgio di Piano (72), San Pietro in Casale (63) e Pieve di Cento (54). Tra i Comuni più risparmiosi, invece Porretta Terme con 12 euro a cittadino, Gaggio Montano (13) e, a pari merito con 16 euro, Bentivoglio, Borgo Tossignano e San Benedetto Val di Sambro.