Senti chi parla. L’altro giorno, mentre a sud sbarcavano ancora immigrati e a nord il Cavaliere aizzava la pancia del suo partito al Palasharp di Milano, il ministro La Russa, riposta momentaneamente la mimetica nell’armadio e gli anfibi sotto il comodino, ha voluto dare anche lui il suo contributo a questa incandescente campagna elettorale regalandoci una perla di antico macismo fascista: le donne di sinistra sono brutte. Quelle di destra, invece, sono tutte mozzafiato. Ma il dramma non è certo che La Russa – che è brutto da morire, diciamolo, ma si crede un gran fico – abbia fatto l’ennesima, colossale gaffe. E’ che così il ministro della Difesa ha dato ulteriore prova di rappresentare, più di altri, il prototipo dell’esemplare politico di riferimento quando si parla di “scadimento” della corte del re nei momenti di basso impero. Il ministro della Difesa è diventato, soprattutto negli ultimi mesi, da dopo il 14 dicembre in poi, l’uomo pronto a dire qualunque sciocchezza, anche quelle più pesanti, pur di difendere il Capo. Come dicono i fedifraghi più incalliti, bisogna sempre negare il tradimento, anche davanti all’evidenza. E lui, che di tradimenti se ne intende parecchio (ma le donne, in questo caso, c’entrano poco), tiene banco con arroganza e villania gratuita, fedele al motto che Corrado Guzzanti coniò per rappresentare i costumi di questa destra che governa il Paese: “nella casa delle libertà facciamo un po’ come cazzo ci pare”.

Berlusconi ha lasciato da tempo La Russa senza guinzaglio. Gli fa dire e fare ciò che vuole perchè quel suo modo cafone e sguaiato da agit prop del Pdl gli fa un gran comodo. Gli immancabili sondaggi di Arcore hanno incastonato nella mente del Cavaliere che un La Russa così ruspantemente privo di controllo piace un sacco a chi vota per la casa di Arcore e non riusciamo davvero a stupircene. Da parte sua, il ministro della Difesa, che non vedeva l’ora di bombardare la Libia per fare la guerra, ma che non sa chi “cazzo” è Lukascenko, è assolutamente conscio del fatto che il tramonto di Berlusconi corrisponde spietatamente anche al suo. E’ bene, dunque, capire che quando La Russa esagera, straparla, si agita e fomenta risse, non ha affatto perso la lucidità; agisce con il preciso scopo di alzare polvere per compiacere la strategia del Capo. Ignazio “la Rissa” non è un giullare di corte, è uno dei pretoriani più agguerriti di Berlusconi, uno che non ha mai scordato le sue radici fasciste e le rispolvera sempre volentieri quando c’è da sparigliare le carte per distogliere l’attenzione da qualcosa di grave che sta avvenendo nel nome e per conto del suo principale dante causa: si ricordi come ha apostrofato Fini nel giorno in cui alla Camera si stava votando il processo breve.

Insomma, nel bestiario di questo basso impero che stiamo vivendo e che sembra non finire più, La Russa occupa senz’altro un posto di prima fila. Non abbiamo dubbi nel credere che se le elezioni di Milano non andranno come ci si augura nella casa di Arcore (ma anche a casa Moratti, perchè no, dove un marito ha speso 20 milioni di euro per tenersi lontana da casa la dolce consorte), per La Russa comincerà un lento quanto inesorabile declino anche alla corte del Re. E’ da tempo, d’altra parte, che anche altri pretoriani del Presidente del Consiglio lo stanno tenendo d’occhio e un segnale che per lui potrebbe essere vicina la caduta sono le notizie che riguardano l’imminente ritorno in campo di Claudio ‘sciaboletta’ Scajola, suo acerrimo avversario dentro il partito. La Russa, insomma, si sta giocando il tutto per tutto. E farà qualunque cosa per mantenere la sua rendita di posizione. Prepariamoci a sentirne ancora delle belle. O delle brutte. Come le “sue” donne di sinistra….