Domani, per la terza volta in due anni, mi assenterò dal Parlamento europeo di Strasburgo. La prima volta ero stata ricoverata d’urgenza per un malore durante la plenaria, la seconda volta ero impegnata in tribunale per un’importante udienza che riguardava l’omicidio di mio padre. Domani, invece, sarò al tribunale di Palermo per assistere al processo sulla trattativa tra mafia e Stato, che vede imputati il generale Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu, accusati di aver favorito l’associazione mafiosa Cosa Nostra. Perchè, vi chiederete. Perchè assentarsi dal Parlamento per un processo che, in fondo, ai più potrebbe sembrare una cosa che non mi riguarda?

Perchè invece ci riguarda tutti, uno per uno. Perché il tempo delle manifestazioni di piazza che a quello si fermano è finito e deve lasciare il passo alla partecipazione dei cittadini, e soprattutto di quei cittadini che ricevendo il voto degli italiani si sono assunti la responsabilità di rappresentare un intero popolo. Domani si celebra un processo che dovrebbe fare un gran rumore, perchè due alti ufficiali dell’Arma dei Carabinieri sono accusati di aver intessuto una trattativa con le cosche, e quindi di aver tradito l’uniforme, la Repubblica e il giuramento. E invece no, pare che non sia così importante. Ho la sensazione che una densa coltre di fumo stia coprendo tutto, lasciando per l’ennesima volta i magistrati palermitani in un terribile isolamento.

E’ arrivato il momento di andare oltre i proclami e i “sto con Ingroia, sto con Di Matteo”, che vengono certamente dal cuore, ma che da soli non possono più bastare. Per stare con i magistrati iniziamo, quando possibile, ad assistere alle udienze di questo rilievo. Diamo segno che non siamo solo quelli delle piazze, ma anche delle aule di tribunale.

I politici siciliani, che siano stati eletti a Strasburgo o a Roma non importa, spero che domani si presentino in tribunale, così come ad ogni udienza di questo calibro, per dimostrare con i fatti che sono presenti, che credono nella giustizia e che anche loro, quei magistrati, non li lasceranno annientare. Che la vogliono anche loro, questa giustizia. Se vogliamo stare accanto ai magistrati che ogni giorno rischiano la vita per tutelare il Paese e la legalità, dobbiamo farlo con concretezza. La presenza di rappresentanti delle istituzioni e della politica in aula deve impedire che su queste faccende cali il silenzio, che isolerebbe quei coraggiosi magistrati che stanno tentando con tutte le proprie forze di restituire dignità a questa terra.

Ed è per questo che non me la sento di chiedere scusa per l’assenza di domani, perché sarò presente a un momento importante della vita democratica italiana; sento profonda e radicata in me la convinzione che non andando in tribunale, domani, commetterei un’omissione. Spero che questa sensazione la sentano in tanti.