”Non vedo che scandalo ci sia nell’aumentare di 10-15 sottosegretari i componenti del governo”. Il premier Silvio Berlusconi torna sulla questione del rimpasto di governo, dopo le polemiche degli ultimi giorni e il richiamo del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il presidente del Consiglio si trova ad Olbia, dove sta prendendo parte a un comizio a sostegno del candidato sindaco Pdl, Settimo Nizzi. “Il governo Prodi – ha aggiunto – aveva 102 esponenti”. Alla fine dell’incontro, un uomo ha contestato il premier al grido di “Sei un ciarlatano, vergognati”, ma è stato subito bloccato e schiaffeggiato da un sostenitore del Pdl. Berlusconi pare non essersi accorto di nulla e ha continuato a salutare e stringere mani.

Le dichiarazioni del premier arrivano dopo la nomina di nove nuovi sottosegretari, un premio per i parlamentari del gruppo di Iniziativa Responsabile che, spiega il Cavaliere, “si sono fatti avanti da soli, senza che noi andassimo a cercarli, si sono messi insieme e sono diventati la terza forza di sostegno della maggioranza”. Grazie alla quale “ho per la prima volta, dopo 18 anni, la possibilità di approvare riforme indispensabili per il Paese e per i cittadini”. Nell’idea del premier, andrebbe aggiunta almeno “un’altra decina di sottosegretari” tramite “un disegno di legge che presenteremo in Parlamento”. E fa già un primo nome, quello di Mauro Pili, deputato Pdl ex governatore della Sardegna. Una linea critica dall’opposizione, ma anche da Napolitano che ha già chiesto di ricorrere alla fiducia per confermare il cambiamento della maggioranza con l’aggiunta di elementi eletti in altri schieramenti. Un’eventualità che comunque non sembra preoccupare Berlusconi, che da Olbia fa sapere: “La maggioranza è coesa per numeri e politicamente”.

Ancora sull’attualità il premier risponde a quanti hanno definito “vergognose” le sue parole di ieri contro la magistratura, definita “un cancro da estirpare”. Un’accusa, spiega il presidente, rivolta “non ai giudici ma ai pm milanesi“. E rincara la dose, criticando “l’uso del diritto come arma politica contro di me”, insieme a “insulti e calunnie terrificanti di cui sono oggetto”. “Sono l’uomo più processato del mondo, anzi dell’universo – aggiunge il premier -, e anche domani, per divertimento, andrò in tribunale a Milano per una cosa surreale, per un episodio di cui non ho nessuna conoscenza, con una persona che non ho mai conosciuto, un tale Mills, un fatto che risalirebbe a 16 anni fa”. Già nei giorni scorsi Berlusconi aveva annunciato la sua presenza all’udienza del processo Mills, in cui è imputato per corruzione. “Una umiliazione”, ribadisce. Ma la sua invettiva contro i magistrati non si riferisce solo ai processi che lo riguardano. “Il signor Fini in tutti questi anni ci ha sempre detto ‘no’, e poi abbiamo capito che aveva un patto con i magistrati”, dice il Cavaliere a proposito della riforma della giustizia.

In un passaggio del comizio Berlusconi parla poi della sua attività in Parlamento e delle imminenti elezioni amministrative. Che, se risultassero positive per il Pdl, darebbero “sostegno, forza e sostanza al governo nazionale che, così, potrà continuare ad andare avanti per altri due anni”, ha spiegato. E il presidente del Consiglio ha già chiaro il piano per gli anni che restano alla fine della legislatura: “Ci impegniamo ad approvare un codice unico del fisco che abbia al massimo 200-250 norme, chiare e uguali per tutti”. Nonostante definisca l’attività parlamentare “alienante”. “Stare lì a fare gossip e a votare tutto…” è il commento del premier. “Quando stavo all’opposizione andavo in Parlamento e stavo male – racconta -. Quelli di sinistra stanno lì perché prendono lo stipendio dai partiti, i nostri invece soffrono”. Berlusconi ha quindi anticipato che “i team della libertà potrebbero cominciare a raccogliere le firme per arrivare ad una legge di iniziativa popolare che dimezzi il numero dei parlamentari”. “Naturalmente – conclude – è impossibile chiedere ai tacchini di raddoppiare il Natale e quindi questa modifica si potrà chiedere per la prossima legislatura”.

Necessaria per il premier è anche la riforma dell’architettura istituzionale dello Stato. ”Il presidente del Consiglio dei ministri può solo lavorare, suggerire, non imporre nulla”, ha spiegato Berlusconi. Dopo i passaggi da un’aula all’altra, “se ti va bene, in poco meno di due anni porti la legge al capo dello Stato, altrimenti la rimanda indietro a Camera e Senato”. E non è questo l’unico intoppo, spiega il premier, perché dopo il passaggio della legge nella Gazzetta ufficiale, “se non piace ai pm di sinistra, la impugnano e la portano davanti alla Corte Costituzionale che, essendo stata nominata dagli ultimi tre capi dello Stato, conta 11 giudici di sinistra e 5 di centrodestra”.