Antonio Padellaro ha ragione da vendere: mai come in questo momento le opposizioni, dovrebbero trovare un minimo comune denominatore e cercare di fare il loro mestiere, lasciando da parte attendismi, tatticismi, furbizie, piccoli calcoli destinati a produrre una rovinosa sconfitta, o meglio una sconfitta politica ed etica ancora più rovinosa  di quella che sta già devastando molecolarmente l’Italia.

Non c’è niente da inventare, basterebbe dedicarsi, almeno per qualche giorno, solo e soltanto alle grande sfide dei prossimi giorni, a cominciare da quella di Milano, dove tutto è iniziato, dove tutto potrebbe finire.

Per limitarsi ora solo  all’ultimo esempio, perché non promuovere subito tutti insieme una grande iniziativa contro il tentativo in atto di eliminare i referendum? Si può accettare che un governo, con un tratto di penna cerchi di eliminare i quesiti sull’acqua e sul nucleare?
Per cancellare i quesiti sull’acqua pubblica vorrebbero ora costituire un’Autorità che dovrebbe giudicare di volta in volta. Chi governerà questa autorità? Esattamente gli uomini espressi dal governo che non vuole i quesiti.

Si può ritenete normale tutto questo? Si possono sbeffeggiare in questo modo le donne e gli uomini che hanno firmato? Si tratta solo e soltanto di un affronto contro di loro o si tratta di una grande questione democratica che riguarda il libero esercizio del voto?

Lo sanno i segretari dei partiti che questo quesito è stato firmato da oltre un milione e quattrocentomila persone, senza sponsor alle spalle, senza poteri forti, ma affidandosi solo e soltanto al volontariato, alla rete, ai gruppi civici, alle parrocchie? Chi parla sempre del “voto moderato” sa che proprio tra i cosiddetti cittadini moderati esiste una forte contrarietà alla privatizzazione dell’acqua, per non parlare della costruzione di nuovi centrali?

Questi sono davvero referendum che spaccano gli schieramenti, che mescolano le carte, che portano scompiglio dentro le fila della destra, per questo Berlusconi ha dato ordine di fucilarli politicamente. Nessuno chiede a nessuno, tanto meno ai partiti, di dichiarare il proprio sì ai referendum, ma almeno di dichiarare il proprio sì alla Costituzione e alla legalità repubblicana.

Possibile che i segretari non possano firmare un appello congiunto per chiedere il rispetto delle regole fondamentali? Possibile che, almeno su questo punto, non si possa rivolgere un rispettoso appello al Quirinale ai supremi organi di garanzia affinché il confronto elettorale non sia condizionato da trappole e trucchi di varia natura? Possibile che i segretari, tutti insieme, non siano riusciti a indire quella iniziativa comune per la libertà di informazione che pure è stata annunciata e sconvocata almeno tre volte, senza mai spiegare il perché?

Per questo Padellaro ha ragione, perché spesso, troppo spesso, le risse interne e le gelosie tra vicini di banco sembrano prevalere sulla necessità di liberare l’Italia da una metastasi che ha colpito e colpirà anche chi pensa di esserne immune, “perché più buono e moderato degli altri”. Nel frattempo ciascuno cerchi di reagire anche individualmente mettendo a disposizione dei comitati i propri siti, i propri, blog, le proprie  piazze reali o virtuali che siano.

Come Articolo 21 torneremo a rivolgerci a tutto il mondo dello spettacolo, dell’arte, della cultura, dell’informazione, affinché oltre a sottoscrivere gli appelli – e di questo li ringraziamo ancora -usino ogni occasione possibile (spettacoli, serate, trasmissioni, presentazione di libri, convegni, comparsate in radio e in tv) per chiedere che venga rispettato il diritto al voto e alla libera e consapevole scelta.

Una battaglia limpida e appassionata per chiedere il rispetto dei diritti elementari e non trattabili sarebbe anche un segnale forte e comprensibile  lanciato alle cittadine e ai cittadini che andranno a votare alle prossime amministrative e che hanno bisogno di sapere che i loro candidati sindaci non sono tutti uguali, perché alcuni sono degli imbroglioni come il presidente del Consiglio, altri, invece, hanno e avranno a cuore anche la democrazia civica, il diritto alla partecipazione, un ambiente non inquinato, la tutela dei beni comuni, il rifiuto di ogni illegittimo impedimento all’esercizio della legalità repubblicana.