L’Unione europea gela il Governo ma anche l’intera categoria degli operatori balneari che, a questo punto, come dimostrano le fibrillazioni che si susseguono in queste ore sulla costa romagnola, non sanno più che pesci pigliare.

Il decreto che cede le spiagge in concessione per 90 anni, fatto approvare da Giulio Tremonti in Consiglio dei ministri nell’ambito del piano sullo “sviluppo”, non va giù a Bruxelles. Chantal Hughes, portavoce del commissario al Mercato interno Michel Barnier, fa presente che la Commissione Europea ha già chiesto “chiarimenti” a Tremonti, il quale non avrebbe ancora provveduto ad inviarle il testo. Incredula, Hughes preferisce usare il condizionale e parlare ancora di “notizie di stampa” in merito al decreto ribattezzato salva-bagnini e già stroncato, tra gli altri, da centrosinistra, Legambiente e Wwf, che parlano di “spiagge privatizzate”. Nemmeno la Regione Emilia Romagna lo apprezza, sapendo bene che la soluzione vincente allo ‘scippo’ degli stabilimenti va trovata rispettando la Bolkestein.

L’Europa, racconta in ogni caso Hughes, resterebbe “molto sorpresa, perché il provvedimento non sarebbe conforme con le regole del mercato unico europeo”. Lo stupore è comprensibile. Nel 2009 e nel 2010 la Commissione aveva già inviato due lettere di messa in mora, il primo passo della procedura di infrazione, sulla questione delle concessioni ai privati di spazi pubblici come le spiagge e per le piazze per i mercati. Le regole comunitarie parlano chiaro: le concessioni devono avere una durata appropriata e deve essere garantita l’apertura alla concorrenza, stop.

Per capire quale è la strada seguita dal Governo, dopo mesi e mesi di gran cassa sul “non voler andare contro l’Europa”, bisogna prendere in mano il decreto. Anzitutto, si fa leva sul “diritto di superficie”, che sarà applicato sulla porzione di arenile ‘attrezzata’, ovvero occupata da chioschi, cabine, bar e così via. Sarà rivisto il canone annuo, che “verrà determinato dal Demanio sulla base dei valori di mercato”.

Altra carta da giocare quella dell’istituzione dei cosiddetti “distretti turistici”, chiamati a garantire alle imprese balneari meno burocrazia, agevolazioni fiscali, accessi al credito più veloci e un quarto delle entrate derivanti dai canoni. In tutto questo restano due punti oscuri: non è chiaro, infatti, se i canoni in questione aumenteranno e se i bagnini di oggi godranno di qualche diritto di prelazione o meno sul diritto di superficie. Il ministro dell’Economia ha detto che chi ha già la concessione potrà chiedere il diritto per 90 anni, ma gli operatori non sono ancora tranquilli. Lo conferma anche la stessa Hughes, che mette le mani avanti così: “Il diritto quasi automatico per il concessionario a ottenere il rinnovo è in contrasto con le regole della concorrenza leale e del mercato unico”.

A rilanciare la linea del Governo, allora, in queste ore ci pensano i ‘big’ pidiellini. Ci prova il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo: “E’ una polemica falsata, basata sul nulla, non vogliamo né privatizzare né vendere le spiagge e tantomeno condonare gli abusi. Vogliamo solo proteggere la peculiarità del settore”. Dunque, “non si vuole aggirare le norme Ue”, dice Prestigiacomo. Qualcuno invece, come il vice presidente della Camera Maurizio Lupi, torna ad attaccare a testa bassa: “L’Unione Europea deve decidere se essere un’unione dei burocrati o effettivamente un’unione delle diverse nazioni per lo sviluppo dei Paesi e per un’identità comune”, bacchetta il ciellino direttamente da Rimini.

Anche e soprattutto in riviera, va da sé, sono di nuovo ore di ansia. Il presidente di Oasi-Confartigianato Giorgio Mussoni, grande capo dei bagnini riminesi (rappresenta circa 450 stabilimenti su 500), a caldo ha detto che “ci sono diverse cose da chiarire” sui canoni e sulla eventuale prelazione. Oggi corregge un po’ il tiro: “Il decreto è coraggioso. Ora stiamo studiando il testo, cercando di coglierne tutti gli aspetti, poi nel caso chiederemo dei chiarimenti e daremo dei suggerimenti che riterremo migliorativi. Ad esempio – rivendica Mussoni – pensiamo che quando si parla di valore di mercato sia giusto prevedere dei correttivi per renderlo reale rispetto alle aree cui si riferisce. Auspichiamo che l’Europa accolga”.

Per il presidente nazionale del Sib-Confcommercio Riccardo Borgo, “il testo prova di venire incontro alle esigenze di certezza e stabilità degli imprenditori”. Per il coordinatore regionale di Fiba-Confesercenti, Riccardo Santoni, il decreto rappresenta “una positiva novità che registriamo con interesse, ma bisogna fare attenzione ai costi”. Cna Rimini parla di “novità importanti, ma ci sono delle ambiguità da chiarire“. Tutti, in generale, si dicono “preoccupati” della posizione che ha preso l’Europa, ma la speranza è l’ultima a morire: “Speriamo che il Governo sappia andare incontro ai richiami e dare certezza a tutti gli operatori. Che vogliono tornare ad investire, ma non al buio”.

La Provincia di Rimini, invece, osserva: “Resta l’amarezza dell’ennesimo provvedimento che non dà nessuna delle risposte che gli operatori del turismo nazionale chiedono da anni e anzi fa mille passi indietro proprio sul tema del federalismo”. Il ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla, attesa tra qualche giorno in riviera per alcune iniziative elettorali, potrà replicare in loco.

Carlo Kovacs