Scippando il Primo maggio ai lavoratori, in una Roma invasa dai pellegrini a spese di un povero comune in bancarotta, Benedetto XVI proclama la beatificazione di Papa Wojtyla, in anticipo rispetto ai canoni della Chiesa. Mentre la piazza invoca “Santo subito!”, la Chiesa si impegna nella ricerca di un nuovo miracolo, post beatificazione, per accelerare la scalata alla santità.

Santo subito!

Scippando il Primo Maggio a chi lavora,
Benedetto beatifica Wojtyla
poiché la santa Chiesa non ignora
i prodigi da Karol messi in fila.

Negò ogni tipo di contraccezione,
lasciando che per fame e malattia
morissero milioni di persone,
nel nome della vergine Maria.

Nascose, col futuro Benedetto,
ogni abuso sessual di troppi preti.
Marcinkus e lo Ior sempre ha protetto
nella gestion dei conti più segreti,

favorendo ogni azion di riciclaggio.
In basilica accolse a braccia aperte
la salma di un infame personaggio
che scambiava i delitti con le offerte.

La teologia della liberazione
lasciò in balia di truci dittatori
e avverso alla social rivoluzione
a Pinochet concesse grandi onori.

Di Craxi con il nuovo Concordato
preso l’otto per mille per la Chiesa,
ai preti l’ha in gran parte destinato,
dando ben poco a chi ha la mano tesa.

Santo subito!” è l’urlo della piazza
e Benedetto è pronto ad esaudirla:
basta un prodigio di qualunque razza
certificato da qualunque pirla.

Umberto Bossi fa il postulatore
e racconta il prodigio che consente
a Karol d’esser santo: “Da due ore
il Trota è diventato intelligente”.