Dopo il corteo di questa mattina segnato anche da irruzioni in diversi negozi del centro, intorno alle 18 un gruppo di circa 300 manifestanti dei collettivi autonomi ha sfilato per le vie del centro per contestare il ministro dell’Interno Roberto Maroni, oggi sotto le Due Torri per sostenere la corsa a sindaco del leghista Manes Bernardini. Arrivati all’angolo tra via Porta Nova e via via Cesare Battisti, dove la polizia in assetto antisommossa ha fermato i manifestanti intenzionati a raggiungere la prefettura. C’è stato un piccolo lancio d’oggetti, e la polizia ha risposto con una breve carica. I manifestanti sono rimasti comunque in strada.

Durante i tafferugli un giovane è stato preso e portato via dalla forze dell’ordine e rilasciato in tarda serata denunciato per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Si tratterebbe, dalle prime informazioni, di uno studente dell scuole superiori. La polizia però sta valutando le immagini della Digos ed è probabile – secondo una fonte del Fatto –  che nei prossimi giorni arrivino una serie di denunce per coloro che hanno tentato di forzare il blocco della polizia. E che dovranno rispondere anche di una serie di danneggiamenti.

Gli studenti dei collettivi erano partiti da via Ugo Bassi nel tardo pomeriggio, percorrendo tutta via Indipendenza, e facendo quindi un giro molto largo rispetto alla zona dove ha la sede il Carroccio. Maroni infatti ha concluso tranquillamente il suo comizio senza neanche accorgersi di quei trecento ragazzi in strada. Dopo il contatto con la polizia nei pressi della prefettura di Bologna, il corteo è stato dirottato verso piazza Malpighi. “Non ci muoviamo di qua finché Sam (il nome del ragazzo fermato ndr) non verrà rilasciato”, hanno urlato i giovani al microfono, mentre altri hanno intonato il coro “Sam libero”. Un’altra breve carica vicino alla questura, poi il ragazzo comunque è stato rimandato a casa e il corteo si è sciolto.

Nel frattempo, in una via Nazario Sauro blindata da cordoni di forze dell’ordine a camionette dei carabinieri che impedivano il passaggio a chiunque non fosse “accreditato”, il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha detto senza mezzi termini:  “Minacciare violenza e chiusure delle sedi di partito sono cose che si facevano nel fascismo, qualcuno l’ha definito fascismo rosso”.

Questo dice ministro che si dichiara animato da un sentimento di tristezza nel vedere schierati “i carabinieri per garantire il diritto di riunirsi, è triste vedere giovani che minacciano perché si hanno delle idee diverse. Chi fa violenza in questo modo deve essere fermato, se qualcuno ci impedisce di parlare significa che non siamo in democrazia. Ho sentito dire cose del tipo: Bernardini è il nemico pubblico numero uno, anche queste sono cose che si sentivano nel fascismo. Basta vedere cosa fanno alle nostre sedi”.

Nel mirino dei giovani, di fatti, ci sono le politiche di espulsione e sulla sicurezza della Lega Nord, il punto principale del programma del candidato sindaco Manes Bernardini, che secondo Maroni ce la farà a restituire a Bologna la pagina del cambiamento, dopo il commissariamento post Delbono di Anna Maria Cancellieri.

A Bologna la sinistra ha fallito, inciampando sui valori di onestà” ha detto ancora il ministro “soprattutto sulla gestione della cosa pubblica. Questo è il fallimento della città. Sono convinto che la brutta pagina possa chiudersi, per aprirsene una nuova”.

Ed è così che Maroni si rivolge a Bernardini esortandolo a “vincere al primo turno, evitando il ballottaggio, così ci evitiamo lavoro per due settimane”.

Domenica, invece, sarà la volta di Umberto Bossi, leader del Carroccio e Giulio Tremonti, ministro dell’economia, che secondo Maroni daranno una spinta in più alla candidatura di Bernardini che lotta per raccogliere i voti degli indecisi, o dei delusi della sinistra, quelli che non vorranno “sposare” il programma di Virginio Merola che anche Maroni ha citato, rievocando la gaffe del Bologna in serie A.

“Quello che ci sembrava impossibile”, dice Manes Bernardini,  “oggi è realtà, alle manifestazioni osserviamo sempre più gente, in questa sede arrivano persone che prima votavano a sinistra, anche non più giovani, che sono i più difficili da convincere. In questi ultimi giorni che ci separano dal voto, infatti, andremo proprio a convincere chi è a sinistra”.