È dalle prime ore di questa mattina che l’Ufficio misure di prevenzione della Questura di Cosenza sta eseguendo decreti di sequestro di beni immobili e mobili per un valore di 2 milioni di euro, in esecuzione di un decreto emesso dal Tribunale. Si tratta di terreni, fabbricati e attività commerciali, ubicati in varie località del Cosentino, ma anche nei comuni di Bellaria e Igea Marina, nel riminese, dove sono stati sequestrati alberghi, pizzerie e stabilimenti balneari.

I decreti fanno seguito all’applicazione della legge antimafia e hanno come destinatario il quarantatreenne Agostino Briguori di Bonifati (Cosenza), considerato dagli inquirenti il referente del clan Muto in Emilia Romagna.

Le indagini patrimoniali disposte dal questore di Cosenza Alfredo Ansalone hanno consentito di accertare che Briguori, destinatario di ordinanza di custodia cautelare, emessa dal giudice delle indagini preliminari del distretto di Catanzaro, nell’ambito dell’operazione “Cartesio”, ha rappresentato la longa manus, unitamente ad altri soggetti, della consorteria mafiosa radicata nell’alto Tirreno cosentino.

Su Briguori pesano capi d’imputazione per reati di usura, estorsione e favoreggiamento aggravati. L’uomo apparteneva al sodalizio mafioso facente capo al noto Franco Muto, per conto del quale reimpiegava i proventi delle attività illecite in usura.

Il sequestro ai danni dell’affiliato alla ‘ndrina di Muto ha interessato: quote societarie e aziende esercenti l’attività di gestione stabilimenti balneari, l’attività di costruzione acquisto e vendita beni immobili, l’affitto e la gestione di servizi turistici, alberghi, residence, ristoranti, pizzerie aventi sede sia nella provincia di Cosenza che di Rimini, con attività commerciali presso due grossi centri commerciali di Cosenza e Rende (in provincia di Cosenza).

E ancora: oggetto di sequestri anche immobili ubicati a Bonifati e Rimini, tra cui una villa su due livelli con affaccio su rupe marina, ristorante sul mare con annessi lidi; oltre che terreni siti nel comune di Bonifati ed autovetture utilizzate dalle aziende oggetto di sequestro.

Sulla costa romagnola, in particolare, sono stati sequestrati un locale ad uso magazzino a Igea Marina e il ristorante “Perla verde” di Bellaria.

Il Clan Muto di Cetraro, in provincia di Cosenza, era finito di recente nel mirino degli inquirenti in un’operazione che ha investito le regioni Calabria, Lazio, Basilica e Toscana. L’indagine odierna, che ha visto il clan spingersi a nord fino in Emilia Romagna, fa seguito al sequestro dei primi di marzo scorso, operato nel corso dell’operazione Hummer”. Grazie al lavoro di circa 200 finanzieri, impegnati su tutto il territorio nazionale, si è arrivati al sequestro di ingenti patrimoni ritenuti riconducibili ad esponenti della ndrina calabrese dei Muto. I soggetti finiti nella ragnatela del nucleo di polizia tributaria di Roma, in un’operazione coordinata dalla direzione distrettuale antimafia capitolina nelle persone del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e del sostituto procuratore Maria Cristina Palaia, pare abbiamo investito per conto del clan Muto ingenti capitali, per acquisire beni mobili, immobili e partecipazioni societarie, costituendo numerose società, quasi tutte con sede a Roma, intestate a familiari o prestanomi.

di Enrico Bandini e Felicia Buonomo