Il Presidente del Consiglio incontra il Segretario di Stato Usa

I beni del regime di Muammar Gheddafi saranno scongelati e confluiranno in un fondo speciale per i ribelli. Dopo settimane di studio, la proposta è stata approvata durante la seconda riunione del Gruppo di Contatto per la Libia, oggi alla Farnesina. Un sostegno necessario a quella che non è una “guerra civile”, ha sottolineato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ma la “resistenza del popolo libico” contro gli attacchi del rais. E tra i paesi della coalizione internazionale, ha confermato Frattini, ci sono “unità d’intenti e determinazione” su come affrontare la crisi libica. In cui non ci sarebbe “nessun senso di affaticamente, nessuno stallo”. Per quanto riguarda invece l’eventuale rifornimento di armi ai ribelli, il ministro ha fatto sapere di averne discusso con i partner internazionali. “Abbiamo concluso – ha spiegato – che l’equipaggiamento e tutto ciò che occorre per l’autodifesa può rientrare in un quadro di legittimità internazionale”.

Oltre che di strumenti concreti nell’incontro si è discusso di una soluzione politica alla questione, “che veda ovviamente la pressione militare come strumento per convincere al più presto il regime a cessare gli attacchi contro i civili libici”, ha spiegato Frattini. E subito dopo avviare un “processo politico” in cui è importante la volontà già espressa dal Consiglio nazionale transitorio di Bengasi di organizzare presto le elezioni municipali nei territori sotto il suo controllo.

L’impegno della comunità internazionale dovrà essere costante ed è soprattutto necessario. Secondo Frattini, “non dobbiamo lasciare una Libia divisa e insicura in balia dei mercenari di Gheddafi, dobbiamo mantenere alta la pressione” anche per convincere quanti sono ancora vicini al Colonnello a passarre dalla parte degli insorti. E’ stato deciso oggi che il Gruppo si riunirà negli Emirati Arabi Uniti per il prossimo incontro, il terzo dopo quelli tenuti a Doha e a Roma.