Dopo il richiamo agli eredi dell’Ulivo che “non fanno altro che litigare tra loro” lanciato qualche giorno fa, Romano Prodi, presente a Bologna per un incontro sul tema “La giusta economia” organizzato per la presentazione del bilancio di sostenibilità di Coop Adriatica, fa un nuovo duro rimprovero. Questa volta rivolto a Cgil e Cisl: “Un sindacato disunito è l’autodistruzione del sindacato, una specie di suicidio collettivo, la morte stessa del sindacato”.

Il riferimento è, ovviamente, alla festa dei lavoratori appena passata. A Bologna infatti le due sigle sindacali hanno deciso di celebrare il 1 maggio in giorni diversi: il 30 aprile la Cisl, mentre il giorno seguente è toccato alla Cgil. Una frattura che è nata circa un mese fa dalla firma del contratto integrativo (separato) per i 300 lavoratori della Fiera di Bologna.

L’ex-premier porta poi come esempio il modello di capitalismo tedesco, un sistema generale che risponde nel suo insieme alla collettività e che contiene dentro di sé molti “contrappesi importanti”, tra cui un ruolo “molto più forte da parte dei sindacati e degli imprenditori”.

All’inevitabile domanda sull’atteggiamento della minoranza, rivoltagli dal politologo Piero Ingnazi, il professore ed ex premier risponde con una battuta “Se l’opposizione italiana deve avere più coraggio?Non sono mica uno psicologo…”. Bisogna sentire – aggiunge poi Prodi – di avere delle carte vere, di sapere che la storia è la giustizia sono con te. Questo comporta però anche dei periodi di solitudine, lunghe marce, bisogna seminare piante e non seminare erba, investire sul futuro. Io ritengo che l’opposizione debba avere questa mentalità, per chi ha di fronte delle ingiustizie, mobilitare la società su questi temi non è un compito impossibile. Bisogna però guardare al domani e non oggi”

Prodi, visto il periodo, aggiunge una riflessione amara sui temi toccati in campagna elettorale: “’Non si può parlare di tasse e nemmeno di una seria politica di lotta all’evasione fiscale, sennò si perdono le elezioni. È il dramma della nostra democrazia e la mette a rischio – e conclude – c’è una correlazione fra la perdita delle elezioni e il parlare di imposte, Tommaso Padoa Schioppa ed io abbiamo pagato per questo. Non è un problema solo italiano, ma è vero in Italia più che mai: non so però fino a che punto il nostro Paese possa reggere questa divaricazione sociale fra ricchi e poveri, questo è il problema del nostro futuro”.