Durante il discorso di oggi a un convegno su Antonio Giolitti, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha citato alcune frasi del politico nipote di Giovanni, scomparso lo scorso anno, bacchettando la sinistra per le sue divisioni: “O la sinistra immagina così l’alternativa oppure resterà all’opposizione”. E ha poi letto altri passaggi sugli “ingredienti” per uscire dall’angolo dell’opposizione: credibilità, affidabilità e soluzioni praticabili.

Cose assolutamente condivisibili, logiche che effettivamente sono sempre mancate nelle progettualità di Governo del centrosinistra. Mi sento di attribuire però, in questi giorni e a questo centrosinistra, una colpa gravissima, che credo pregiudicherà ancora per molto le speranze di governo: aver lasciato campo libero ad un centrodestra che in Campania e Calabria continua a candidare impunemente personaggi legati a tutte le mafie e condannati per reati gravissimi. E dire che era stato proprio un tesserato del Pdl, Giuseppe Pisanu, in qualità di presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, a lanciare l’allarme sugli agghiaccianti dati emersi, in relazione agli impresentabili, dalle ultime consultazioni per le amministrative. “L’immagine complessiva che se ne ricava è che la disinvoltura nella formazione delle liste sia molto più allarmante di quella che noi abbiamo immaginato. Sono liste gremite di persone che non sono certo degne di rappresentare nessuno” aveva detto.

Il Parlamento, i consigli regionali provinciali e comunali dovrebbero essere occupati per queste ragioni più che per altre. Il 2 maggio scorso, a coronamento di liste elettorali piene di impresentabili, vengono arrestati Salvatore Camerlingo e Armando Chiaro, entrambi candidati per il Pdl alle elezioni comunali di Quarto (Napoli). Prima di essere arrestato, Camerlingo, era comunque cugino del boss Salvatore Liccardi. Una parentela che tra i berlusconiani non aveva creato nessun imbarazzo; qualche speranza forse sì.

Il 3 maggio, nell’ambito dell’operazione contro la cosca Mazzaferro, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, sono stati arrestati il sindaco di Marina di Gioiosa Ionica, Rocco Femia, e tre assessori della giunta comunale, vicina al centrodestra. Tra questi c’è Rocco Agostino, assessore alle politiche sociali e candidato nella lista che sostiene alla presidenza della Provincia di Reggio Calabria l’attuale sindaco Pd del capoluogo calabrese. Ovviamente.

Speriamo che muoia come un cane“. Così invece parlava Marco Clemente, ovviamente candidato alle prossime comunali per il Pdl, intercettato durante un’indagine sulla ‘ndrangheta in un locale di Milano con Giuseppe Amato, uno degli arrestati per associazione mafiosa e braccio destro del boss Pepè Flachi. Clemente oggi viene difeso a spada tratta dal sindaco Moratti: “Clemente non è indagato dalla Dda”. E noi, che siamo comprensivi, capiamo il nervosismo di Letizia, no? Nel 2006 due uomini vicini alla ‘ndrangheta hanno partecipato al party organizzato per festeggiare la fine della sua campagna elettorale.

Il centrosinistra è su questi temi che dovrebbe annientare politicamente il centrodestra. Su una questione morale che non è una litania nostalgica, ma un obbligo civile: gli elettori dovrebbero altresì punire quei partiti che non fanno le barricate su questi temi. Di che parliamo, altrimenti? E’ su queste cose che non dovremmo dar tregua, altro che su questioni che sfiorano il sesso degli angeli. Non può esserci alcun confronto politico con chi candida e fa eleggere nelle nostre istituzioni (occupate da indagati per le stragi del ’92-’93) personaggi vicini o addirittura affiliati alla mafia.

Se ciò continua ad avvenire senza vergogna e senza proteste, per me la colpa è di un centrosinistra che, preso dalle beghe “interne”, mai seriamente ha portato il problema delle collusioni mafiose in Parlamento. Siamo riusciti a portarlo in Europa, e non in Italia. Anche per questo mi chiedo: ma di che parliamo?