Dalle 16 di oggi Callisto Tanzi è tornato nella casa circondariale di Parma, che si trova in via Burla. Eseguita la sentenza, dunque, per uno dei buchi più clamorosi della storia finanziaria italiana: mille milioni di euro bruciati e 32 mila risparmiatori sul lastrico. Al momento, l’ex patron della Parmalat rimane in attesa che i giudici si pronuncino sulla richiesta di domiciliari nella villa di Alberi di Vigatto, frazione alle porte di Parma, e un po’ di tempo dietro le sbarre dovrà restare. Condizione che, dal dicembre 2003, quando esplose la vicenda Parmalat, non ha vissuto a lungo.

Finora ha trascorso dietro le sbarre 275 giorni. Fino a oggi, la storia carceraria di Calisto Tanzi, nato a Collecchio il 17 novembre 1938, non è andata oltre i 275 giorni. I presagi arrivano il 22 dicembre 2003, quando ci sono i primi indagati per la vicenda, tra cui lo stesso imprenditore emiliano. Cinque giorni più tardi, il 27 dicembre, viene arrestato in seguito a un provvedimento emesso dalla procura di Parma per associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta e falso in bilancio.

Il giorno successivo, il 28 dicembre, nuovo ordine di custodia cautelare, emesso questa volta da Milano, per aggiotaggio e false comunicazioni ai revisori. Il 17 febbraio 2004 sono altri componenti della famiglia Tanzi a finire dietro le sbarre. Sono i figli, Francesca e Stefano, e il fratello, Giovanni, ai vertici di una società che opera nel settore del turismo. Per loro l’accusa è di aver distratto 900 milioni. Ma il soggiorno a carico dello Stato dura poco.

Il 9 aprile 2004 il gip di Parma concede i domiciliari all’ex capo di Parmalat e al fratello Giovanni. La decisione giungeva dopo che il 2 febbraio precedente era Calisto tanzi stato colpito da un attacco ischemico (in precedenza, mentre era rinchiuso a San Vittore, a Milano, aveva accusato problemi cardiaci venendo curato al Fatebenefratelli) ed era stato ricoverato all’ospedale civile di Parma.

Il 26 settembre viene eliminata anche questa misura. Nel frattempo scarcerati anche i figli. Almeno fino al 24 dicembre 2009, quando la figlia Francesca si presenta al carcere di Modena dopo che le è stato revocato l’affidamento ai servizi sociali. La decisione era stata presa dopo che nei giorni precedenti erano state ritrovate alcune opere d’arte nascoste nella sua abitazione.

Ha rischiato di nuovo nel settembre 2010. Solo il 27 settembre 2010 le porte del carcere sembravano prossime a riaprirsi perché, riteneva la procura generale di Milano, c’era pericolo di fuga o di reiterazione del reato.

Il team di legali dell’ex magnate del latte, a fronte di questa richiesta, aveva però presentato ricorso e all’inizio di febbraio 2011 era giunta la risposta quinta sezione penale della Cassazione: niente ritorno nelle patrie galere almeno fino a un nuovo esame del Riesame milanese.