Il manifesto elettorale? Superato. Meglio il “Non-manifesto”. È la piccola svolta alla campagna elettorale lanciata dal Movimento 5 Stelle di Codigoro. In vista delle comunali del 15 e 16 maggio, i “grillini” di questo paesino del Basso ferrarese, feudo di centrosinistra con al vertice un sindaco Psi, scelgono di non affiggere i classici ritratti e simboli 6 per 3 in giro per le strade comunali. “Meglio devolvere i soldi per una causa utile” hanno deciso nel corso dell’ultima assemblea. Ed ecco che il denaro raccolto tramite autofinanziamento verrà consegnato all’hospice di Codigoro.

“Abbiamo deciso di donare quanto preventivato per la spesa dei manifesti alla struttura”, spiega il candidato sindaco, Andrea Castagnoli, 22 anni, studente di filosofia alla sua prima esperienza elettorale. “Per questo motivo affiggeremo solo qualche “non-manifesto” – prosegue il grillino – per informare la cittadinanza della nostra scelta e soprattutto nella speranza che si arrivi finalmente a capire che la campagna elettorale non può essere così irrispettosa dell’ambiente, sprecando fiumi di carta costosa per qualche settimana di esposizione”.

D’altronde in un paese di 12mila abitanti frazioni comprese “ci si conosce già tutti, e non sarà la mia faccia con tanto di barba a convincere qualcuno a mettere la crocetta sul mio nome piuttosto che su quello di un altro”.

Per farsi conoscere e per persuadere i cittadini a votarli Castagnoli e i suoi punteranno solo su incontri pubblici e internet. La documentazione, il video dell’iniziativa e la scansione del bollettino postale della donazione sono già pubblicati sul blog movimento5stellecodigoro.blogspot.com, “perché secondo noi la trasparenza è fondamentale e vogliamo dimostrare che i fatti e l’informazione parleranno per noi, nient’altro. Questa è la politica come servizio civile”.

Qualche scettico però potrebbe storcere il naso di fronte all’esigua donazione: appena 200 euro. “Di più non siamo riusciti a raccogliere – allarga la braccia Castagnoli -, anche perché li abbiamo presi dalle nostre tasche e abbiamo rinunciato ai rimborsi che ci potevano arrivare dai nostri consiglieri in Regione. Abbiamo comunque inserito nel programma la donazione di tutti i gettoni presenza dei consiglieri comunali del Movimento a favore del volontariato e della beneficenza. Lo stesso vale per lo stipendio di sindaco: sarà l’assemblea a decidere come gestirlo”.

E comunque il gesto sembra esser stato particolarmente gradito alla direttrice dell’hospice: “mi ha detto – confida il candidato – che è sempre stata allergica alla politica, ma che quel denaro rappresenta per lei una piacevole sorpresa”.

Eppure un rimborso, frugando tra le carte, è stato chiesto: “130 euro – indica Castagnoli con il foglietto in mano – per l’allacciamento Enel in vista del 10 maggio, quando a Codigoro arriverà Beppe Grillo”. Nulla di che arrossire.

Diversa la situazione per quanto riguarda grandi città come Bologna, dove per la campagna elettorale si sono spese cifre consistenti, in primis per quella di Merola che segna quota mezzo milione di euro.

“I nostri ragazzi – attacca Giovanni Favia, capogruppo in Regione Emilia Romagna del Movimento 5 stelle – fanno le campagne elettorali autofinanziandosi. I 200 euro di Codigoro costituiscono un’iniziativa lodevole, ma in comuni città come Bologna, Ravenna, Rimini, o comuni come Cento (Ferrara), dove si investono migliaia di euro, sarebbe difficile devolvere i soldi in beneficenza, visto che già ci si autofinanzia, avendo noi rinunciato a qualsiasi rimborso elettorale”.

Il problema è “fisico” (come lo definisce lo stesso Favia): il numero di attivisti del movimento grillino non è proporzionale alla numerosità della popolazione e autofinanziarsi in una città come Bologna si rischierebbe di andare in deficit. Cosa peraltro già accaduta a Bologna, nel 2009, quando il movimento grillino è andato in rosso di circa 2mila euro, ripianati quasi tutti per tasca di Favia.

“Quest’anno per Bologna – prosegue Favia – abbiamo speso una cifra di 4mila euro, le nostre sono campagne parsimoniose, noi siamo i francescani della politica. Dubito che quest’anno riusciremo ad andare in pareggio, ma con piccole collette riusciremo comunque a farcela. Noi non abbiamo tesorieri di partito, perché quando in politica entrano i soldi tutto si macchia”.

Dunque: pochi soldi e l’orgoglio di andare avanti “a testa bassa – conclude Favia – coerenti con le nostre scelte. Bologna forse potrebbe essere la prima città dove portare a casa un vero risultato per fare vera politica”.