Da anni tutto ciò che mi passa per le mani, lo conservo. Iniziai da piccola. A cinque anni?… Bho.

Avete in mente le arance? Una volta le comperavi avvolte in carta velina, dipinta con disegni magnifici. Le scartavo con delicatezza… le lisciavo con le mani… e una… e due… e dieci… e… Le tenevo gelosamente, erano le prime cose “mie” della mia vita. Non ne buttavo nemmeno una. Ogni tanto me le rimiravo. La grande felicità l’ho avuta quando ho mostrato il mio tesoro alla cara amica Luisa Caccivio. Sbalordita era! S’è messa a collezionarle pure lei… Ci scambiavamo le doppie, come fossero preziosi francobolli. Ora le vendono nude e crude le arance, in sacchetti di rete rossa… orrendi.

Quando ho espresso a mamma il desiderio di avere un piccolo spazio tutto per me, ha sussurrato:  “Ma che strana bimba!” Poi è arrivato il permesso di usare il terzo cassetto del comò. Spazioso. Sparsi qua e là ramoscelli di lavanda. Che profumino celestiale. Mio. Tutto mio! Roba da ricchi. Mi sentivo importantissima. Sprizzavo felicità da tutti i pori. Ci ho messo le carte delle arance… Non avevo altro di mio.

Poi sono venuta in possesso di una scatoletta rossa, ornata da ghirigori dorati, con dentro un bigliettino con i nomi degli sposi. Confetti finiti. Assolutamente affascinante! L’ho vista appoggiata sulla credenza. La curai per alcuni giorni. Mi addormentavo pensando a lei e la prima cosa che facevo svegliandomi era correre  a controllare che nessuno l’avesse presa. Non è di nessuno, mi dicevo… potrò prenderla? Sì, la prendo… Se qualcuno la reclama la restituirò. Per adesso è mia. Non ero certissima di essere nel giusto…

Dove riporrò il mio tesoro? No, il mio cassetto non era un posto sicuro… chiunque in famiglia avrebbe potuto aprirlo. Mi aggiravo per la casa alla ricerca di un rifugio piombato. Aperto l’armadio delle scarpe mi scivolò dalla bocca una risatina di festa. Brillava tra le altre una scatola celeste. Sollevo appena il coperchio e scopro che è vuota. E’ il giorno della fortuna! Sono piena di cose belle: le carte delle arance, una scatola da scarpe celeste e una scatolina grande come la mia mano, rossa. La scatola da scarpe, aveva scritto in grande n° 41. Ci penso un po’ poi ci disegno sopra fiori in quantità. Un gioiello. Mi sembrava bellissima, festosa.

Come un capobanda di prima qualità mi aggiro con lo sguardo a perlustrare il nostro minuscolo appartamento per scoprire il più sicuro nascondiglio per il mio malloppo azzurro. Il posto più “coperto”, per ora è sotto il mio lettino. E’ chiaro che quello fu l’inizio della ricerca assatanata di scatolette, scatoline… di tutti i tipi… rettangolari, quadrate, tonde. Maniacale.

In poco tempo la scatola celeste si riempì. Che ci avevo messo dentro? Scatola rossa: 6 piselli verde pallido ormai rinsecchiti, 7 fagioli borlotti riposti in un sacchettino di tulle dei confetti, una scatolina bianca con rosa con altro bigliettino di nozze, una scatolina scozzese con stuzzicadenti sminuzzati, (ero pazza!) scatola verdina con due ovetti pasquali, e così via, pennini, gomme, mozziconi di matite, un tondetto di vetro con le “lacrime della Madonna”. Dicevo le preghiere alla sera prima di dormire inginocchiata davanti al mio vasetto santo. Ricordo che a scuola durante i compiti in classe o interrogazioni me lo tenevo sempre appresso. Avevo anche un bottiglino con su scritto “rosolio della mamma”. Qualche volta ero tentata di ciucciarmelo. Ma aveva una colore strano… verdino… non ero certissima che l’avesse fatto la mia mamma… non era per niente rassicurante.

Mi dicevo: “Sono piena di cose belle, le più belle della mia vita. Straboccano.”
Contentaaaaaa!
Peccato crescere.
Cerco di fermarle con le mani, non voglio perderne nemmeno una. Ci sto mettendo tutta la mia forza… sono certa che se non mi opponessi con questa resistenza forsennata, in un attimo se ne fuggirebbero da me… Ferme qui!
Tortelli di zucca, e la crema fritta… e le chiacchiere con sopra lo zucchero velo, e i dolci e caldi occhi della mamma. Le sue carezze.
Sto cercando di ricordare gli odori, i sapori… il seme della vita. Ho voglia di passato…
Mi sciolgo.
Ma che mi succede?…
Mi sto sollevando da terra. Non tanto, ma almeno trenta centimetri sì… che bellezza!
Sbatto le braccia per darmi impeto, impulso, ma non mi sposto di 1 millimetro.
Fa  niente, è già tanto così.
Come sono felice!
Grazie famiglia, per tanta felicità.
Un bacio.