29 aprile, ore 11.00 circa, aeroporto di Palermo. Io e Massimo Merighi stiamo partendo per uno spettacolo in quel di Bologna. La compagnia aerea è la Ryan Air. L’ultima volta che ho viaggiato con loro è stata nel 2008, quando sono andato da Pisa a Stoccolma. In quell’occasione, avevo potuto anche scegliere il posto. Oggi, invece la compagnia irlandese utilizza il free seating: in sostanza, al check-in, non hai più la possibilità di richiedere quel determinato posto a sedere. Non è un problema (relativamente parlando perché, per esempio, io voglio stare sempre vicino al corridoio) e non è certo questo il motivo di questo post.

Una volta saliti a bordo, abbiamo notato, prima di tutto, che la cabina era sporchissima: carte per terra, e anche una chewing-gum attaccata su uno dei segnali luminosi del corridoio. Forse non ci sarà stato il tempo, tra un volo e l’altro, di pulire la cabina. Ma non è nemmeno questo il punto. A parte la pessima gestione del volo (decollo e atterraggio), la scortesia del personale, il “momento del Gratta e vinci una Fiat 500” e la vendita delle sigarette elettroniche, il volo con Ryan Air ha meritato il mio decisivo “pollice verso” quando ho notato che la classica “tasca” posta dietro ogni schienale non c’è più e, di conseguenza, neanche il classico sacchetto per il mal d’aria.

Non che ne avessi bisogno… ma a questo mio accorgimento, ho chiamato lo steward e gli ho chiesto come si fa in caso di malessere. La Risposta? “Lei mi chiami che io glielo porto [il sacchetto]. Credetemi… ero tentato di premere il pulsante della chiamata all’hostess (o steward), richiedere il sacchetto, farlo andare a prendere, portarlo per poi dire: “Mi scusi, mi è passato”. Il gran finale? Atterraggio a velocità eccessiva (e io, di voli, ne ho presi…) e la trombetta tira-applausi.

Come sarà il prossimo volo Ryan Air? Così?

di Tony Troja