Per dire il livello della campagna elettorale alla bolognese: il Pdl dice al candidato civico che è un irresponsabile e che, visto il conflitto d’interessi, non avrebbe dovuto candidarsi. Va bene, vale tutto, Bologna è nel pieno di una caccia all’ultimo voto che ha dell’allegorico, ma questa davvero le supera tutte. Non perché Stefano Aldrovandi, il Guazzaloca che avanza e destinatario dell’accusa, non abbia conflitti d’interesse, ne ha eccome, ma perché a sollevare il problema è un consigliere regionale che si chiama Galeazzo Bignami, eletto col Pdl e dunque gregario di un capo partito, Silvio Berlusconi, che nel conflitto d’interessi ci sguazza da una ventina d’anni, 17 per la precisione.

E’ stato quasi lodevole il signor Bignami nella sua fanciullesca innocenza: “Quello di Aldrovandi è un conflitto d’interessi mostruoso, che non ha precedenti nella storia elettorale della nostra città e che avrebbe dovuto suscitargli il senso di responsabilità o di risolverlo prima di candidarsi o di rinunciare a qualsiasi candidatura”. Bene, bravo, bis. A questo punto il potenziale elettore avrebbe voluto sentirsi dire: “E’ l’ora di finirla coi politici imprenditori,basta coi premier padroni delle tv, basta con gli avvocati (del premier) ministri della giustizia, basta con la casta degli intoccabili, restituiamo la politica alle persone pulite da qualsiasi interesse personale”.

Niente di tutto questo ha detto Bignami, ovviamente. Ma ha rilanciato: “Aldrovandi avrebbe molto da imparare dal nostro Alfredo Cazzola, che nel 2009 abbandonò cariche e cedette partecipazioni azionarie prima di scendere in campo (e venire trombato dopo una campagna elettorale nella quale spese un milione e duecento mila euro ndr) e di ottenere, in tal modo, il sostegno sereno e convinto del Pdl”.

Parole, quelle sul conflitto d’interesse, che avremmo sentito volentieri da un candidato del centrosinistra, magari dallo stesso Virignio Merola che rimbalza tra un appuntamento elettorale e l’altro (ma dice sempre le solite cose, imparate a memoria) e parla di una Bologna che vorrebbe, come se lui venisse dalla Luna e non fosse stato assessore e funzionario di partito. Forse non possiamo chiedere a Merola quello che non è.

Che Aldrovandi sia sommerso dai conflitti d’interesse, visto che nessuno osava dirglielo, se l’è detto addirittura da solo, prima dell’uscita del Pdl. “Lascerò da tutte le cariche di Busi Impianti”, che poi è la sua e che da parte del Comune ha commesse da 140 mila euro per la manutenzione del teatro comunale di Bologna, 364.436 euro per la realizzazione di nido d’infanzia “2 Agosto”, 103 mila per parte dell’installazione di impianti di alimentazione del Civis, e altre commesse varie per la copertura di una piscina comunale, per la costruzione di un nuovo padiglione dell’Ospedale Sant’Orsola, per la ristrutturazione di un padiglione dell’Ospedale Bellaria e, infine, tanto per variare area geografica, ha una commessa per l’ospedale di Cona, vicino a Ferrara, struttura che è costata fino a oggi qualcosa come 500 milioni di euro (soldi pagati dalla Regione) e che non vede ancora la sua apertura.

Tutti particolari che non contano per Aldrovandi: “Se sarò eletto lascio tutti gli appalti ad altre aziende e a costo zero”. C’è da credergli, anche perché è improbabile che vinca, dunque può promettere quello che vuole.

Sappia però che nel Pdl l’area è cambiata. A Bologna conflitti d’interessi non ne vogliono. Potremmo riderci su, se la cosa non fosse terribilmente seria. Anche perché la dichiarazione d’intenti del consigliere regionale del Pdl durerà un mese, giusto il tempo perché la campagna elettorale finisca. Dopo una sorta di condono-sanatoria cancellerà tutto quello che è stato detto e promesso e Bignami tornerà consapevole di lavorare per un partito fondato sul conflitto d’interessi.

Per finire, Aldrovandi  stia  tranquillo:  la sua situazione patrimoniale, anche dopo le elezioni e nel caso (?) dovesse vincere il centrosinistra non cambierà. Sul conflitto d’interessi Merola non ha speso una parola. Dunque l’azienda del candidato civico, che comunque in consiglio comunale ha i numeri per entrare,  tornerà ad avere appalti. Talvolta commissionati dal Comune stesso.