Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi. Specie se morti da tempo. Oggi invece molti sono i naufraghi nel mare del non senso che si aggrappano a una reliquia. É bastata una classica suora nana miracolata a dichiarare beato un papa grande e contraddittorio.

Comunque il problema non è lui, ma il senso che gli si dà. Il tradimento della parte buona della sua lezione, quello che lo metteva a parlare di speranza con inedita umanità papalina, è tutto nell’ampolla e nella bara baciati con voluttà da monache e cardinali. Sono gesti che congelano nel momento della morte il senso delle parole e dei fatti. La devozione che suscitano le reliquie, da sempre, è quella in cui non c’è spazio per un dio vivo e personale ma solo una presenza “mediata” operata da un tramite indispensabile: il santo, la Chiesa, il guru, attraverso gli oggetti.

Non è un caso che di Dio si sia parlato davvero poco in questi giorni. L’argomento “Cristo” non va d’accordo con la papolatria, con la celebrazione dell’idolo umano.  Sono riti da Antico Regime, ce lo segnala anche la contemporaneità del matrimonio reale. Due corti, due sovrani in crisi che suscitano un popolo che ha bisogno di feticci. Una moltitudine che non sa prendersi in solitudine la responsabilità di un senso per la vita.

In questa manifestazione Eros e Thanatos nel fenomeno religioso sono  spesso legati. La suora con  l’ampolla e il feticista delle mutandine sono molti vicini. Scambiano la persona con l’oggetto che la rappresenta. Attribuiscono a uomini e oggetti poteri magici, per incapacità di trattare gli uomini da uomini e Dio da Dio.

Ho incontrato più volte Giovanni Paolo II e sono fiero di non avergli mai baciato la mano. Coltivo l’idea che apprezzasse di essere trattato da uomo e non da Dio. L’altro giorno comunque mi è apparso e me l’ha confermato.