A radunarsi a Washington davanti alla Casa Bianca e qui a New York a Ground Zero o a Times Square – racconta Claudio Gatti – sono stati soprattutto giovani, ragazzi, ventenni, persone che l’11 settembre del 2001 erano ancora teenager e questo ovviamente dà un po’ il senso dell’impatto di questa notizia…”.

Si legge, qui e là, che si festeggia un morto. Chi è morto? Scrivono che hanno buttato Bin Laden (sarebbe il morto) in mare secondo il rito islamico, ma poi che non si può fare, che sarebbe un’offesa… dozzine di comunicati per parlare di questo? Ma di cosa? Chi hanno buttato? Quando? Hanno davvero buttato chicchessia da qualche parte? Poi aggiungono che non c’è il corpo e che non c’è la foto. E, pure fasulla, quella che ha girato il mondo sarà già esposta su qualche porta di frigo, davanti alle birre. E capisco che possa succedere. Roba da full immersion nell’orrore tenuta ben dolorante da dieci anni oramai. Si parla anche della legge del taglione (“l’hanno massacrato”) e tutto quanto. Taglione a chi? A Photoshop?

Un sondaggio su La Stampa sembra illustrare i primi risultati, immediati, nell’opinione degli italiani: una paura crescente. E potremo concordare, io prodotto dal Paese degli ubriaconi con camembert e baguette, e Lei lettore del Belpaese, che se l’Italia si intende di qualcosa, non sarà solo di caffè pizza spaghetti e mafia (perdonatemi la leggerezza), ma ha anche una solida esperienza nel reparto tensione. Egitto, Libia, Tunisia, Marocco in bilico, confini bollenti, elezioni in arrivo ed estrema destra in agguato dappertutto. Adesso arriva pure la morte dell’anchorman del terrore.

Da lì si legifera moralmente e virtualmente sul peso della violenza inflitta al Diavolo e seguaci. E di qua e di là, si educano nuove generazioni a urlare contro questo Diavolo, basato su un dogma unico, condiviso: il Bene e il Male. Era ancora vivo o no? Poco importa: Bin Laden è stata consegnato al Tribunale virtuale dell’Inferno e festeggiano questo. Fa molta paura pensare che accettare questa virtualità – mi sa che è un fatto – implica l’accettazione in blocco di tutti i punti i più oscuri di “11/9”: e chi si ne frega, ormai ci va bene tutto, tanto si fa ordine. Il Bene di qua, il Male di la.

Francesco La Licata oggi ha pubblicato sulla Stampa un articolo che ne vale cento, Stile Cosa nostra. Vi invito a leggerlo. Perché da lunedì mi pare ovvio pensare questo: Osama non come Adolf o Benito, ma come u Cùrtu e Binnu. Fottuto e consegnato. O magari – insisto perché credo che qui abbiamo fatto un nuovo passo decisivo nel marketing del terrore virtuale – semplicemente la sua immagine, la sua funzione sociale. Perché è di questo che stiamo parlando.

Il primo ad annunciarlo, dunque spingere l’uscita – o fuga – di notizia è stato Keith Urbahn, il collaboratore più stretto di Donald Rumsfeld. Prima di Obama ha sparato un tweet: “So I’m told by a reputable person they have killed Osama Bin Laden. Hot damn“. “Reputable” chi? perché Rumsfeld una certa reputazione ce l’ha.

E Sarà anche un caso storico che Obama abbia dato il via decisivo a una riorganizzazione a capo della Cia dal 28 aprile, annunciando la nomina di Leon Panetta, direttore dell’Agenzia dal 2009, a Segretario della Difesa. Al suo posto, in attesa della conferma del Senato americano, il generale Petraeus, attuale capo delle operazioni militari in Afghanistan: gli americani hanno catturato l’uomo immagine più ricercato del mondo mentre si stavano scambiando le poltrone. Pensavo che in questi casi piuttosto si facesse l’aperitivo con i colleghi.

Ps: Intanto è uscito che La verità di Obama è nascosta in un pc. Immagino usasse Linux.

Leggi anche Bush Intentionally Let Osama bin Laden Escape, Asserts Congressman Hinchey, pubblicato sull’Huffington Post il 17 dicembre 2009