Pane da affettare e abbrustolire per eseguire la ricetta di Fabio PicchiFermo restando che l’acqua è un patrimonio collettivo, vi è stato un tempo in cui, libero da ogni giudizio e pregiudizio, giravo nel bel mezzo del pomeriggio, lontano dal pranzo e con tre ore da far trascorrere prima della cena, in cui mi esercitavo ad immaginare una merenda pomeridiana. Non sapevo che era in quel tempo perso che mi stavo costruendo quel che sono: cuoco e forsennato ricercatore di emozioni. Fu solo raggiunta la maggiore età del mio palato, intorno ai sedici anni, che tralasciai l’acqua per un mezzo bicchiere di vino rosso, giovane e onesto (categoria questa sempre apprezzata, anche nei vini).

Due fette di pane garbatamente abbrustolito su cui spalmerete non meno di un mezzo centimetro di stracchino (ve ne sono di biologici fantastici) grondante per freschezza. Lì dovrete avere il coraggio di risaltare in un padellino, rapidissimamente e affettata finissima, una mezza cipolla bianca che a mezza cottura, quindi ancora croccante, depositerete con un cucchiaio sopra lo stracchino. Solo a quel punto, avendo precedentemente fritto una patata a listarelle larghe un centimetro e lunghe tre, al loro raggiunto color oro, asciugandole sulla carta gialla, le salerete e le depositerete poi sopra le cipolle che col calore si saranno già parzialmente amalgamate allo stracchino. Richiudere il tutto con la seconda fetta di pane abbrustolito, esercitandovi sopra una pressione che determinerà questo vostro atto di cucina.

Inutile che tentiate di non sbrodolarvi, sarà impossibile e quindi dovrete, con precauzione, dare il primo e i morsi successivi sopra un piatto che vi dia certezza del recupero di qualsiasi cosa vi cada dalle mani. Mi raccomando: che il mezzo bicchiere di vino rosso venga bevuto solo alla fine di questa merenda. Per dare soddisfazione a un’eventuale ulteriore riarsura, non cedete e passate serenamente a dissetarvi con l’acqua.