Affermare che chi ama il proprio paese: “non vende e non affitta case agli extracomunitari” è discriminatorio. Lo ha stabilito ieri una sentenza della sezione civile del tribunale di Milano.

Queste parole non sono tratte dal manuale del perfetto xenofobo, al contrario sono state scritte da Cristiano Borghi, assessore alla sicurezza di Gerenzano, comune a guida leghista in provincia di Varese. Nella sentenza, il tribunale milanese ha bollato come discriminatorie le parole dell’assessore e ha condannato il Comune a rimuovere il testo dal proprio sito Internet.

Una decisione che arriva dopo un lungo percorso giudiziario, innescato dal ricorso presentato delle associazioni “Farsi prossimo” e “Avvocati per niente”, patrocinate dall’avvocato Alberto Guariso, già in prima linea in altri casi simili (come i bonus bebè di Tradate, che escludevano i figli di genitori extracomunitari dal godimento dell’assegno comunale di 500 euro). “La condotta di quell’amministratore è stata censurata dal tribunale – ha detto l’avvocato Guariso – e con questa sentenza è stato riaffermato il principio che non è possibile pronunciare e scrivere di tutto, senza curarsi degli effetti e del peso che le parole possono avere”.

I fatti contestati risalgono al maggio del 2009, quando Cristiano Borghi ha pubblicato sul periodico comunale “Filo diretto coi cittadini” l’articolo dal titolo: “Noi abbiamo chiuso le porte… ma molti gerenzanesi le hanno riaperte”. Ancora oggi il testo incriminato è scaricabile dal portale dell’ente. “Questa amministrazione monocolore leghista non ha mai, e sottolineo mai, agevolato l’afflusso nel nostro paese degli extracomunitari”, scriveva l’assessore, aggiungendo poi un dettagliato elenco degli atti compiuti dal Comune per far si che il territorio rimanesse immacolato. Come quello di non aver mai costruito case popolari con i soldi dei gerenzanesi, per evitare “il pericolo che ai primi posti della graduatoria ci fossero sempre i soliti noti, persone che non hanno pagato le tasse nel nostro paese non contribuendo, quindi, alla sua crescita”. L’assessore magnificava inoltre la scelta di non aver mai concesso agli extracomunitari di religione islamica aree pubbliche per la realizzazione di edifici di culto. E, ancora, di non aver “mai destinato aree per la sosta, anche solo temporanea, degli zingari” e di non aver mai “favorito gli extracomunitari sotto il profilo dei contributi o dei sussidi economici”. L’elenco delle azioni virtuose stilato da Cristiano Borghi terminava poi con l’appello oggetto della sentenza: “Non rendete vani i nostri sforzi: chi ama Gerenzano non vende e non affitta agli extracomunitari… Altrimenti avremo il paese invaso da stranieri e avremo sempre più paura ad uscire di casa!”.

Nella decisione dei giudici è stata determinante la valutazione che “la condotta lesiva deve essere valutata in considerazione del pregiudizio, anche potenziale, che una categoria di soggetti potrebbe subire in termini di mero svantaggio o di maggiori difficoltà nel reperire beni o servizi rispetto ad altri”. Da qui la conclusione che l’invito a non affittare agli stranieri rivolto da Borghi ai suoi concittadini è da ritenersi: “un’istigazione a introdurre fattori distorsivi con finalità discriminatorie nei confronti degli extracomunitari”.

Contattato telefonicamente, il diretto interessato ha preferito non lanciarsi in commenti e critiche alla sentenza, riservandosi di replicare una volta consultati i suoi legali. Chi parla, invece, è il segretario provinciale del Carroccio, Stefano Candiani, che non risparmia frasi di critica ai promotori del ricorso: “Siamo al livello della caccia alle streghe, questi pensino piuttosto a quello che è lo scenario di degrado del paese dato da una pericolosa mancanza di senso delle istituzioni. Non pensino a creare conflitti e delegittimazione delle istituzioni, soprattutto delle ultime che si occupano veramente dei cittadini: i comuni”. Inutile dire che per quegli amministratori leghisti, il binomio immigrati uguale degrado è un dato di fatto assodato.