“Tre consiglieri in Comune e quattro in Provincia”, cioè un risultato storico. Mentre parte il countdown per l’appuntamento elettorale del 15 e 16 maggio, quando i ravennati saranno chiamati a scegliere sindaco e presidente della Provincia, la Lega nord già si lecca i baffi. Attualmente assente dalle aule amministrative della città (l’ultima volta che il Carroccio ha espresso un consigliere comunale è stato nel 1996), infatti, quest’anno la Lega scommette che conquisterà almeno tre seggi a Palazzo Merlato e tre in Provincia, dove oltre a questi conta di piazzare anche il candidato presidente, Rudi Capucci. Ne è sicuro il segretario della Lega Nord Romagna e deputato, Gianluca Pini, che dice di basarsi “sui calcoli previsionali e sui numeri delle ultime regionali”. Nel 2010, infatti, le urne della circoscrizione di Ravenna hanno premiato il partito del Senatur con un 12,36%. Quindi, contando che per entrare in Consiglio comunale sarà necessario almeno un 3,8% di consensi, si può stimare che la Lega ha buone chance di guadagnare ben tre rappresentanti.

Da dove vengono questi voti? Il parlamentare del Carroccio non ha dubbi: “Dalla diaspora degli ex finiani. C’è una fetta importante degli ex An che guarda alla Lega”, spiega, precisando anche che “il flusso di elettori di sinistra, invece, ormai si è esaurito”. Pini è anche il regista del faticoso accordo col Pdl che prevede di appoggiare l’ex segretario comunale della Dc, il 72enne Nereo Foschini (oggi pidiellino vicino agli ambienti di Comunione e liberazione) a candidato sindaco, in cambio di un candidato leghista alla presidenza della Provincia (Rudi Capucci). Si tratta dell’unica coalizione che proverà a portare al ballottaggio il ‘gigante’ Fabrizio Matteucci, il quale invece punta dritto al secondo mandato, appoggiato da Pd, Idv, Sel, Pri, Laburisti e Federazione delle sinistre (nel 2006 fu eletto sindaco con uno schiacciante 68%). Con la scelta di Foschini, l’asse Pdl-Lega conta di intercettare l’elettorato cattolico che orbita attorno ad Alvaro Ancisi, appoggiato dalla sua lista civica (Lista per Ravenna) e dall’Udc (che alle ultime regionali si è fermato al 3,9%).

La vera sorpresa, invece, potrebbe arrivare dal Movimento 5 Stelle. Se le cifre restassero quelle dell’anno scorso, infatti (quando Ravenna appoggiò la lista di Beppe Grillo col 5,69% di consensi), il candidato dei grillini, il 32enne Pietro Vandini, potrebbe fare il suo ingresso alla corte di Palazzo Merlato. E, chissà, forse non da solo. Ma se c’è chi entra, c’è anche chi esce. Guardando i numeri delle regionali, a rischio sembrano essere la Federazione della Sinistra (2,93%) e Sel (1,94% assieme ai Verdi): si tratta di partiti che fino ad oggi hanno trovato spazio sia in Consiglio che in giunta. Infine, c’è l’incognita del partito di Gianfranco Fini, che a Ravenna corre con un suo candidato sindaco, il consigliere comunale uscente, Gianluca Palazzetti, e un suo candidato alla Provincia, Guido Baldrati. La ricetta di Fli, che punta alla conquista di due seggi in Comune (cioè, in sostanza, al mantenimento dello status quo), a Ravenna è caratterizzata da un ingrediente tutto romagnolo: la caccia all’elettorato repubblicano.

Elena Boromeo