Aumento del lavoro nero e pericolo di infiltrazioni mafiose. È il triste connubio che si legge osservando i dati sulle irregolarità nel settore degli appalti pubblici in Regione, meta ambita di attività criminose e che vede nel corso del 2010 (secondo l’ufficio studi finanziari di Bankitalia) oltre 3000 operazioni finanziarie sospette, 1.250 solo nel primo trimestre di quest’anno e che ha portato la Giunta regionale ad approvare un progetto di legge contro la criminalità organizzata.

“È necessario tenere alta la guardia rispetto ai segnali di aumento del lavoro nero, che fanno crescere la preoccupazione per il rischio di concorrenza sleale e di infiltrazioni della criminalità organizzata”. Sono le lucide e non casuali parole di Vincenzo Pasculli nel presentare il Rapporto 2010 dell’Osservatorio provinciale degli appalti di Modena (attivo dal 1999 su iniziativa della Provincia e del Comune di Modena), di cui è responsabile.

I dati parlano da sé e la prova incontrovertibile della presenza, spesso poco controllata, specie nei cantieri privati, di illegalità risulta difficile da confutare.

Se è vero, infatti, che aumentano le imprese (a fine 2010 erano attive a Modena 11.416 imprese edili, 73 in più rispetto all’anno precedente e quasi sullo stesso livello del 2007 e 2008), è anche vero che nello stesso periodo sono diminuiti i lavoratori: 906 i posti persi sulla base dei dati Inail e l’anno prima ne erano sfumati 1.452, dopo che nel 2008 ne erano spariti altri 951. Insomma, quasi 3.500 posti di lavoro in meno in tre anni. Motivazione? Secondo l’osservatorio, i dati si devono alla tendenza a trasformare il lavoro subordinato in parasubordinato, autonomo o solo partita iva (queste ultime in preoccupante aumento), anche facendo ricorso a società di capitali (in un decennio sono più che raddoppiate nel settore delle costruzioni passando dalle 925 del 1999 alle 2.156 del 2010) che scontano meno oneri previdenziali per malattia, disoccupazione, pensioni.

“Ora insomma si transita direttamente al lavoro nero – prosegue senza remore Pasculli – saltando la fase del cosiddetto “lavoro grigio”, con implicazioni preoccupanti per le tutele dei lavoratori, a partire da quelle previdenziali, e dando vita a un vero e proprio sfruttamento. La migrazione costante verso il sommerso aumenta il rischio di infiltrazioni, in particolare nei cantieri dei lavori privati”.

Ed è su quest’ultimo punto sollevato da Pasculli che si consuma il timore della città della Ghirlandina. Mentre nel settore pubblico il protocollo adottato in Provincia lascia pochi margini all’illegalità (quanto meno per coloro che hanno dato adesione all’osservatorio), nel privato e nei cosiddetti sub-appalti, la dinamica diventa più rischiosa. E trovarsi di fronte ad un settore che, a dispetto di una crisi che stringe, muove oltre 500 milioni di euro all’anno, rende il territorio molto appetibile per la cosiddetta criminalità organizzata.

“Servono nuovi strumenti – incalza Pasculli pensando al criterio del massimo ribasso che imperversa rispetto a quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa – di resistenza all’infiltrazione tali da permettere di sviluppare la competitività nel territorio con sistemi produttivi frutto di ricerca avanzata che diano forza alle piccole e medie imprese che hanno la vocazione a crescere e strutturarsi”.

Attraverso la lettura trasversale dei dati dell’Inail, della Camera di commercio, dell’Inps e delle Casse edili, l’attività dell’osservatorio consente di tracciare una mappatura della struttura imprenditoriale del settore nel modenese la quale “continua a riorganizzarsi – conclude Pasculli – in strutture produttive più snelle che tendono a risparmiare sul costo del lavoro”.

Anche i dati sull’aumento dei controlli sui cantieri risultano sintomatici. Perché se è vero che i controlli si incrementano, è anche vero che le segnalazioni (alcune delle quali fatte anche dall’associazione antimafia Libera) sui cantieri sospetti sono maggiori. E, a giudicare dai numeri, spesso non vane. L’Azienda sanitaria, infatti, nel 2009 ha effettuato oltre mille sopralluoghi con 261 rapporti all’autorità giudiziaria. La Direzione provinciale del lavoro negli ultimi tre anni ha aumentato i cantieri ispezionati: erano 44 nel 2008, sono stati 194 nel 2009 e 203 lo scorso anno, con controlli su 377 aziende rispetto alle 158 del 2008 e alle 373 del 2009: quelle irregolari sono risultate essere 147, circa quattro ogni dieci; l’anno precedente erano 96, una ogni quattro. I lavoratori irregolari sono stati 207, quasi il doppio rispetto ai 117 del 2009, 53 quelli in nero. L’Inps ha svolto accertamenti su 167 aziende rispetto alle 70 del 2009 e alle 55 del 2008, con 56 che sono risultate irregolari con addebito (nel 2009 erano state 43, l’anno precedente 38); 46 i lavoratori in nero (nel 2009 erano 19). Le segnalazioni della Polizia municipale di Modena all’Azienda sanitaria, infine, sono state 9 su 190 accertamenti.

Questi i dati della città di Modena, che pure si presenta come una realtà virtuosa, anche grazie al suo osservatorio, che sancisce un protocollo rigido nel settore degli appalti pubblici (ma non ancora in quelli privati, benché reclamato a più riprese).

Non ne sono esenti le altre province emiliano – romagnole. Solo a Ravenna, ad esempio, nel corso del 2010 sono stati 76 i cantieri ispezionati, 23 le ditte identificate, per 11 lavoratori in nero identificati e 14 violazioni penali riscontrate e 42 violazioni amministrative; sono state elevate sanzioni penali per 27mila euro e sanzioni amministrative per 35mila; per 9 titolari di imprese sono scattate le denunce penali per reati connessi alla mancata tutela dei lavoratori e, in un caso, per la falsificazione del Durc (documento unico di regolarità contributiva); sono stati scoperti, infine, anche subappalti che non erano stati comunicati all’ente pubblico appaltante.

Grazie alla sua Commissione provinciale per l’emersione del lavoro irregolare, Reggio Emilia invece vede la metà delle aziende controllate a seguito di segnalazioni, rilevare irregolarità nei rapporti di lavoro: su 4.000 posizioni controllate, oltre 600 sono risultate in nero; i settori dove si concentra la maggiore attenzione sono le costruzioni, gli appalti e gli autotrasporti di merci, settore in cui, a seguito dei controlli, si è proceduto alla cancellazione di 129 ditte dall’albo provinciale.

In tutta la regione, di fatti, l’attenzione verso le operazioni finanziarie sospette è elevata. Secondo i dati elaborati dall’Ufficio informazione finanziaria di Bankitalia è emerso, infatti, che le segnalazioni di operazioni finanziarie sospette in Emilia Romagna sono passate dalle circa 1.000 del 2008 alle oltre 3.000 nel 2010.

Dalla regione arriva l’8,6% delle segnalazioni italiane: nel 2008 era il 7%.

E la crescita è stata esponenziale: nel primo trimestre 2011 le segnalazioni sono state 1.250. Risultati, poco confortanti, che sono stati presentati nei giorni scorsi a Bologna al convegno dal titolo “I soldi delle mafie in Emilia Romagna. L’infiltrazione della criminalità organizzata e gli strumenti di contrasto”, organizzato dall’Associazione nazionale magistrati, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna.

Entrando nel dettaglio dei dati si osserva che, dal punto di vista territoriale, il 21% delle segnalazioni arriva da Bologna. Seguono Rimini 17%, Modena 15%, Reggio Emilia 14%, Parma 10% e Forlì – Cesena (l’8%). Ferrara, Piacenza e Ravenna si ripartiscono equamente il restante 15%. Fra 2008 e 2010 Rimini e di Modena hanno visto quadruplicarsi le segnalazioni. Infine l’8% (60 sulle 765) delle operazioni di “scudo fiscale” segnalate come sospette di riciclaggio proviene dall’Emilia-Romagna.

Da qui il progetto di legge, voluto dalla Giunta regionale e approvata ieri dalla Commissione bilancio e affari generali dell’assemblea legislativa dell’Emilia Romagna, sulla “Attuazione coordinata delle politiche regionali a favore della prevenzione del crimine organizzato e mafioso, nonché per la promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile”, la quale prevede maggiori interventi nel contrasto alle ecomafie e la possibilità per la Regione Emilia-Romagna di costituirsi parte civile nei processi per mafia per essere a fianco delle vittime della criminalità organizzata.

“Il progetto di legge ha trovato ampio consenso e sostegno dentro e fuori dalla Regione – sottolinea Simonetta Saliera, vicepresidente e assessore regionale alle politiche per la sicurezza –. Con la discussione e il confronto lo abbiamo arricchito, facendo un lavoro corale che ci consentirà di intervenire in maniera decisa su questo tema e di rafforzare la nostra corazza istituzionale e la legalità”.