E’ un clima insolito a Bologna. Un Primo maggio a metà, con i sindacati per la prima volta – caso unico nella storia recente e dopo 44 anni di unità – che festeggiano a piazze alterne. Ieri la Cisl, oggi Cgil e Uil. Non era mai successo e la stessa Cisl ha fatto fatica ad accettare la decisione presa dalla Cgil, che ha aggettivato l’unitarietà come ipocrita. Le divisioni sono tangibili, sono storiche ed ideologiche, nessuno è disposto a negarlo, né da una parte né dall’altra. Ma è anche vero che l’obiettivo sindacale è unico: la tutela dei diritti dei lavoratori, a prescindere dalle tessere.

Tuttavia, per la prima volta, i sindacati si dividono proprio nella ricorrenza che storicamente li aveva accumunati. Una decisione simbolo che cade in un periodo storico di relazioni industriali controverse, che vede la “dissidente” Cgil da una parte e la Cisl, unitamente Uil, dall’altra, le quali proseguono sulla strada di accordi separati. La vertenza Fiat, il contratto separato dei metalmeccanici, piuttosto che quello del commercio, senza dimenticare il contratto della Fiera di Bologna sotto le Due Torri, sono solo alcuni esempi delle recenti vicende di divisioni tra le tre organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.

Ed è così che viene recriminata l’ipocrisia dell’unitarietà da parte della Cgil, rendendo vano il tentativo di ricucire lo strappo da parte della Cisl. La Uil, invece, non ha avuto timore di definire la scelta “separatista” come una “pagina nera contrassegnata dall’arroganza della Cgil. L’antagonismo ha prevalso sul buon senso”. Ha parlato persino di scippo, Gianfranco Martelli, segretario generale Uil Emilia Romagna e Bologna. “La Uil – ha dichiarato – festeggia comunque il primo maggio, aprendolo a tutti i lavoratori, senza differenze. Il 1° Maggio, storicamente, è la festa di lavoratrici, lavoratori, pensionati e precari. Di tutti senza distinzioni di colori politici o sindacali”.
A spaccare i sindacati bolognesi, è stata (poco più di venti giorni fa) la firma del contratto integrativo (separato) per i 300 lavoratori della Fiera di Bologna. L’iter è stato lungo e travagliato. Si parte con il referendum dei lavoratori per la trattativa del contratto della Fiera. Al tavolo siedono, di fronte ai vertici della Fiera, Cgil, Cisl e Usb. Di fronte alla proposta della Fiera di firmare un accordo secondo cui il nuovo regolamento doveva tenere conto delle condizioni di lavoro esistenti previste dal vecchio contratto aziendale, si consuma la prima separazione: in un primo momento firma solo la Cisl (che poi ritira) e la Cgil prende tempo.
Al successivo incontro ci si imbatte nella defezione della Cisl, mentre Cgil e Usb firmano un accordo che vogliono sottoporre all’approvazione ai 300 lavoratori della Fiera tramite referendum, per il quale la Cisl invita al “no”. La linea di Cgil e Usb passa, mentre la Cisl rimane “tagliata fuori dai giochi”. Ed è così che integerrimo, Danilo Gruppi, segretario provinciale della Cgil di Bologna, annuncia di voler procedere ad una festa separata. “Scannarsi tutto l’anno – ha detto il leader cgiellino – e andare a braccetto in piazza sarebbe ipocrita nei confronti della realtà”.

E così è stato. Il Primo Maggio le piazze sono dominate dalla Cgil. Si è iniziato alle 10 in piazza Maggiore con una lezione magistrale di Carlo Galli e Rossana Rossanda, seguita da un videomessaggio di Andrea Camilleri. Piazza Maggiore si è animata di quasi mille persone e dal palco il segretario provinciale della Cgil, Danilo Gruppi (fautore della divisione bolognese) ha palesato l’intenzione di “riannodare i fili di una relazione unitaria”, ma con una modalità “non ipocrita, franca e che lavora alla convergenza a partire dalle differenze”. La festa solitaria, in ogni caso, continua. Alle 20 è in programma lo spettacolo musicale del gruppo spagnolo La Pegatina, seguito da Ivano Marescotti, e da Roberto ‘Freak’ Antoni, degli Skiantos. Chiude la giornata di musica e manifestazione l’esibizione degli Apres la classe.
Mentre ieri, il 30 aprile, con un giorno d’anticipo, la Cisl di Bologna ha celebrato la Festa dei Lavoratori con un presidio in piazza Re Enzo, nel segno dello slogan “C’era una volta il 1° Maggio…e a noi andava bene così. Mai più Primo Maggio divisi”. Un messaggio ribadito dalle immagini ritratte sulle locandine dell’evento, raffiguranti momenti storici delle celebrazioni della Festa in Piazza Maggiore a Bologna.

“Con un primo maggio festeggiato il 30 aprile, entriamo nei guinness dei primati – ironizza Alessandro Alberani, segretario generale della Cisl di Bologna – A parte la battuta, purtroppo è una scelta obbligata, costretta da un atteggiamento di chiusura da parte di un grande sindacato che in questo caso non è strato tale, perché non ha permesso di festeggiare la festa del lavoro e dei lavoratori tutti insieme”.

Il tentativo di ricucire lo strappo, bisogna precisarlo, non è mancato da parte della Cisl, pur se vano. Il segretario Alberani, difatti, aveva tentato la mediazione, proponendo di celebrare il 1° Maggio unitariamente davanti alla Verlicchi di Zola Predosa, colpita oggi duramente dalla crisi; tentativo andato ancora una volta evaso, vedendo i protagonisti sindacali prenotare ognuno le rispettive piazze, con il rinnovato rammarico di Alberani che dalla piazza della Festa anticipata ha ribadito: “l’antagonismo non è la risposta”.
Virginio Merola, l’unico candidato sindaco presente al presidio della Cisl, ha ribadito il dispiacere già espresso nei giorni scorsi, per il fallimento di qualsiasi tentativo di riconciliazione: “Si vive con amarezza questa piazza divisa perché l’unità sindacale è un matrimonio indissolubile e bisogna rafforzarlo” ha commentato, sottolineando poi come non spetti al Pd ricomporre le fratture, dato che non il sindacato è un soggetto politico autonomo”.
Erano ben 44 anni che non succedeva. E che sia accaduto proprio in questo particolare momento della storia delle relazioni industriali non può giudicarsi casuale. La vertenza Fiat insegna. Dopo Pomigliano d’Arco e Mirafiori (stabilimenti Fiat di, rispettivamente, Napoli e Torino) le spaccature sono divenute all’ordine del giorno. La Fiom/Cgil è stata “isolata”, mentre Cisl e Uil vanno avanti, siglando accordi separati che hanno mobilitato lavoratori, studenti, politici e persino intellettuali, tutti stretti intorno alla Fiom, a difesa di una democrazia che si riteneva lesa.

Divisioni che, tuttavia, lasciano un po’ d’amaro in bocca. E questa sembra essere anche l’opinione di Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei valori, che proprio da Bologna ha rivendicato il sostegno dato dal suo partito alla Fiom e alla Cgil.

“C’è un contratto violato e ci sono dei lavoratori stuprati. C’è la necessità – ha detto Di Pietro – di salvaguardare i loro diritti fondamentali. In questo senso l’Italia dei valori è stata vicina a quei lavoratori e sindacati come la Cgil e la Fiom che non si sono intimoriti né si sono lasciati intimorire e che rivendicano il diritto a far rispettare ciò che è costituzionalmente previsto. È ipocrisia allo stato puro far finta che tutto vada bene”.
Le spaccature, è innegabile, esistono, ma secondo Di Pietro “non è colpa certo né dei lavoratori né dei sindacati – incalza causticamente il politico – che fanno il loro dovere nel difendere i lavoratori. Mi spiace che ci siano alcuni sindacati che pensano di poter svendere i diritti fondamentali dei lavoratori per compiacere il solito modello padronale”.