In un Paese quale l’Italia, che ormai ha definitivamente girato le spalle al proprio futuro, è quasi scontato veder riemergere dal passato – prossimo o remoto che sia – situazioni e personaggi come caricature degli originali. Zombie inquietanti ma che si trascinano in scenari farseschi.

Gli osservatori politici si interrogano sulle ragioni per cui Silvio Berlusconi è passato, senza soluzione di continuità, dal baciamano al raìs libico Gheddafi, patto di eterna fratellanza compreso, al bombardamento aereo delle di lui armate, magari compreso il bunker in cui il fratello maghrebino si sta rifugiando.

Non è altro che il ritorno del fantasma di Sigonella riprodotto in senso inverso. Probabilmente Berlusconi è stato risvegliato di soprassalto, dal suo sonno beato nel lettone putiniano, dall’apparizione dell’antico sodale Bettino Craxi, riemerso dall’oltretomba per metterlo in guardia. “Non sfidare la rabbia d’oltreoceano” gli aveva sussurrato nel sogno premonitore. “Guarda cosa è capitato a me”.

Un brivido deve essere corso lungo la schiena dell’omarino di Arcore al ricordo della catastrofica caduta dell’omone di Hammamet, la cui disgrazia politica iniziò quando – dopo aver protetto terroristi mediorientali, sfilandoli dalle mani degli americani a Sigonella – finì negli elenchi di un certo libro nero che si compila tra Washington e Langley in Virginia, sede della Cia.

Berlusconi si era già premurato in autunno di bloccare le velleità tirannicide di Gianfranco Fini, ringalluzzito da un viaggetto estivo negli States. Appunto, velleità maturate nel postmissino quando sul Potomac pare abbia ricevuto il via libera a far fuori il cofondatore del Popolo della Libertà, troppo amico di nemici dell’amministrazione Usa, quali un ex agente segreto del Kgb sovietico, proprietario di dacie stracolme di cosacche a tassametro, e un tripolino finanziatore di attentati, apprezzato maestro di Bunga Bunga quale forma innovativa di proselitismo islamico.

Non era bastato al Berlusconi sotto minaccia, al fine di rassicurare il sospettoso alleato stelle-e-strisce, riprendere a servizio un dichiarato confidente dei servizi segreti americani (Giuliano Ferrara) e un caso umano monomaniacale, in quanto ossessionato dal fantapolitico ritorno dell’Urss sulla scena mondiale (Paolo Guzzanti).

Ci voleva qualcosa di ancora più evidente, a garanzia della sottomissione ai rapporti di forza internazionali per tutelare a proprio vantaggio quelli nazionali. Così ora decollano i bombardieri per spargere bombe e salvare la ghirba del nostro presidente del Consiglio.

Ma se la vicenda che si svolse nella Sigonella del passato poteva apparire un soprassalto di dignità nazionale, la sua ripetizione a rapporti invertiti non è altro che una solenne pagliacciata. Contro cui ora insorge la Lega, per bocca del Gran Capo Umberto Bossi. Anche in questo caso un altro sacello che si apre, sempre in chiave caricaturale.

Quando Lenin, Grande Capo della rivoluzione d’Ottobre, passò a miglior vita, i suoi seguaci ne imbalsamarono la salma conservandola in una teca di cristallo trasparente per l’esposizione alla vista dei fedeli. “Il salmone”, lo chiamò qualcuno (non è chiaro se riferendosi alle dimensioni, alla rigidezza o alle future imitazioni. Tipo le famiglie di salmonidi che sguazzano nei ruscelli padani; vulgo “trote”).

Ora – con il celodurista padano – si assiste al miracolo della conservazione del leader riproposta alla luce delle nuove opportunità tecnologiche: l’imbalsamazione semovente. Difatti le vestigia bossiane non solo possono essere oggetto dell’omaggio in presa diretta da parte degli estimatori deferenti, ma riescono anche a deambulare ed emettere fonemi; seppure privi di alcun senso, tipo “föra de ball” o le bombe le pagano i padani”.

Nel frattempo le piazze si riempiono di pubblico festante per la santificazione di un papa da Anno Mille, il cui supremo merito è stato quello di aver dato la spallata definitiva all’impero sovietico. Affinché potesse essere tranquillamente sostituito nelle terre dell’Est europeo da regimi altrettanto oscurantisti, con il tocco in più della xenofobia e del fanatismo religioso.

Evviva: la tranquillità dei capitalisti di tutto il globo, minacciata dall’incombere di un presunto orso comunista (in effetti sdentato e privo di artigli), in cambio di un bel po’ di Radio Maria e dell’ascesa dei naziskin a soggetto politico di governo. Per il resto, i traffici dello Ior o le coperture ai pedofili in agguato nelle sagrestie e nei seminari, sono bazzecole che non incrinano la bellezza confortante dell’ennesimo ritorno al passato.

Sicché, affidandoci fiduciosi ai postcraxiani che ripetono la storia al contrario, alle mummie parlanti e ai pontefici crociati, massacratori di infedeli, possiamo lietamente sbarazzarci di quella fisima ansiogena e imbarazzante che si chiama costruzione del futuro.