Il Comune di Milano smantella il campo rom di via Triboniano e il sindaco Letizia Moratti vanta il successo della sua giunta. In realtà l’operazione avrebbe richiesto qualche altra settimana, ma le amministrative di metà maggio incombono, e il Comune ha preferito spostare le ultime famiglie in un’area gestita dalla protezione civile, a soli trecento metri dal campo. Il vicesindaco Riccardo De Corato nega il calcolo elettorale, ma l’operazione ha un costo, e a pagare saranno i cittadini.

A più di vent’anni dai primi insediamenti, il più grande campo rom della Lombardia è stato smantellato. Nella giornata di venerdì, tra forze dell’ordine, ruspe e mezzi della protezione civile, le ultime trenta famiglie del Triboniano hanno abbandonato un’area che pochi mesi fa ospitava più di 700 persone. Così, dopo anni di battaglie, annunci di sgomberi e successive smentite, a due settimane dal voto la giunta del sindaco Moratti incassa il risultato. E questa volta sono stati sufficienti un paio di giorni e qualche riunione in Prefettura. Tutto bene, insomma? Non proprio. Tra i rom ancora presenti nel campo c’erano i destinatari delle case da ristrutturare sottratte alle graduatorie popolari e assegnate alla Casa della Carità, l’associazione che per anni ha gestito il presidio sociale all’interno del campo. “Mancavano gli allacciamenti di luce e gas che sarebbero arrivati a giorni”, spiega don Massimo Mapelli della Casa della Carità, che punta il dito contro l’ennesimo strappo del Comune: “Dopo i tanti rallentamenti causati dalla stessa maggioranza del sindaco, qualche settimana non avrebbe fatto alcuna differenza. Evidentemente questa fretta serve la propaganda elettorale”.

Alle famiglie già assegnatarie di un alloggio si aggiungono poi sette nuclei per i quali, assicurano gli operatori, la Casa della Carità sta valutando alcuni contratti d’affitto. Ma il tempo stringe e le elezioni sono alle porte. Il campo andava chiuso entro il 30 aprile, e così è stato. Chi ancora non ha un tetto è stato sistemato a soli trecento metri dal campo, nell’area della Protezione Civile di via Barzaghi, la stessa che per anni ha dato accesso al mega campo. “Una spesa inutile che poteva essere evitata con un po’ di pazienza e buon senso”, dichiara Patrizia Quartieri, consigliere di opposizione al comune di Milano. “Invece si decide di spostare intere famiglie come fossero dei pacchi. Per giunta a spese dei cittadini, visto che l’operazione non è a costo zero. E’ bene che i milanesi sappiano – conclude la Quartieri – che pagano la propaganda elettorale al sindaco Moratti”. Il costo dell’operazione non è chiaro, ma ai pasti ci penserà Milano Ristorazione, la società partecipata dal Comune che gestisce la ristorazione scolastica nel capoluogo lombardo.

Dal Comune fanno sapere che la soluzione è a breve termine. I rom accampati presso la protezione civile rimarranno lì un mese al massimo. A garantirlo è il vicesindaco e assessore alla sicurezza Riccardo De Corato, che se la prende con i volontari della Casa della Carità: “Fosse stato per loro e per tutte le loro richieste il campo non l’avremmo mai chiuso. Altro che fretta – aggiunge – semmai c’è stata troppa calma”.