Dal 2001 la Mayday è il nostro primo maggio, quello dei precari e delle precarie. È l’espressione della nostra creatività, il nostro momento di riconoscimento e di relazione. Alla Mayday gridiamo i nostri desideri, la nostra gioia e la nostra rabbia. Oggi la Mayday ha vinto la sua scommessa: persino il papa, Draghi e il sindacato confederale parlano di precarietà. È arrivato il momento: le generazioni precarie si preparano a passare all’attacco. Pretendiamo che i nostri desideri diventino realtà.

Stiamo cavalcando la tigre della precarietà, perché viviamo ogni giorno nell’incertezza, ma anche perché sappiamo qual è la nostra forza. Il governo e l’Europa ci impongono privatizzazioni, licenziamenti, tagli, sacrifici sbandierandoli come effetto della crisi (che qualche sindaco illuminato vorrebbe risolvere tenendo i negozi aperti il giorno della festa dei lavoratori). Invece sappiamo che la precarietà è diventata strutturale e solo sconfiggendola potremo combattere la crisi. Le nostre proposte sono scomode, ma semplici.

1. Reddito di base, universale e incondizionato sganciato dal contratto di lavoro. Un nuovo welfare fatto di diritti per tutti e di accesso ai beni comuni (saperi, conoscenza, acqua, servizi sociali, casa, mobilità sostenibile).

2. Riduzione delle decine di forme contrattuali oggi esistenti, un salario minimo orario, e il ripristino dei diritti oggi negati: maternità, previdenza, ferie. In breve, rivogliamo il diritto alla scelta, contro il ricatto del bisogno e della paura.

3. Stop della speculazione immobiliare e finanziaria e dell’Expo 2015 che aggrediscono i nostri territori: Milano è il banco di prova per le politiche di cementificazione.

4. Permessi di soggiorno per i migranti slegati dal contratto di lavoro e diritto alla libera circolazione nello spazio comune europeo.

Passiamo all’attacco: la Mayday si trasforma e diventa momento di passaggio verso il primo vero sciopero precario. Vogliamo riprenderci il diritto allo sciopero e usarlo per reclamare i nostri desideri. Lo sciopero precario è rivolto contro chi ci precarizza.

Immaginate se un giorno i call center non rispondessero alle chiamate, se i trasporti non funzionassero, se le fabbriche chiudessero, se la rete e gli uffici ribollissero di sabotaggi, se gli hacker fermassero le reti delle grandi aziende, se i precari si prendessero la casa che non hanno… Immaginate cosa succederebbe se per la prima volta noi precari incrociassimo le braccia: non più lavoro, ma sabotaggi dei profitti… non più sottomissione, ma attacchi a chi ci sfrutta. Diventeremmo finalmente protagonisti, obbligheremmo tutti a prendere sul serio le nostre richieste.

Di questo parleremo alla Mayday 2011. Cotruiamo insieme il primo sciopero precario.

May Day May Day! C’è qualcuno in ascolto?

Primo maggio 2011, Milano, piazza XXIV Maggio, alle 14
Mayday Parade – da 11 anni il primo maggio dei precari e delle precarie.