Neanche le decine di sirene della Mezzaluna Rossa riescono a farsi sentire all’interno dei giardini Majorelle. L’oasi turistica nel cuore della Ville Nouvelle di Marrakech alle 12 continua, indisturbata, a essere uno dei set fotografici preferiti da francesi e spagnoli. E´ la telefonata di un amico marocchino che m’informa dell’accaduto. L’esplosione in place Jemaa el-Fna diventa in pochi minuti attraverso le radio locali “attacco terroristico”.

Sceso dal taxi in avenue Mohammed V, la piazza si presenta come sempre, straordinariamente caotica. L’attività di cartomanti, venditori di succo d’arancia e piante medicinali si è spostata solo di qualche metro. Oltrepasso le transenne insieme a dei giornalisti brasiliani in abbigliamento vacanziero per cercare di raccogliere qualche testimonianza. Tra i locali tiene ancora banco l’ipotesi di un’esplosione accidentale delle bombole della cucina o degli attrezzi per saldature utilizzati nei lavori di rinnovo del Restaurant Argana che sono in corso tutte le notti da una quindicina di giorni.

Mentre arrivano altre due camionette della polizia scientifica, al di là delle transenne si genera un parapiglia tra la folla e un uomo accusato di aver rubato qualcosa nel suk. L’attenzione dei giornalisti torna subito sulla donna sindaco di Marrakech che inizia a dar per certa la matrice terroristica. Poco più tardi, l’arrivo da Rabat del ministro degli Interni è salutato all’ingresso della piazza da un’improvvisata manifestazione. Sui fogli distribuiti campeggiano in arabo e francese le scritte “No al terrorismo” e “Non toccate il nostro paese”.

Dopo un po’, in tempo per i notiziari della sera, viene tenuta una conferenza stampa nel palazzo del Comune mentre, attraverso i social network, gira un appello a donare il sangue per i numerosi feriti della strage. Ma tra le vie della medina il clima è quello di sempre. A poche decine di metri da place Jemaa el-Fna, nella Patisserie des Princes, altra proprietà del titolare dell’Argana, il ristorante colpito dall’attentato, le consumazioni hanno il ritmo di sempre. Né i turisti, né i locali parlano molto dell’attacco terroristico. Quasi con l’intenzione comune di esorcizzare l’accaduto e di non intaccare l’immagine di Marrakech.

di Federico Vozza