In gran parte dei conciliaboli e delle segrete speranze dell’ampio antiberlusconismo italiano, la figura di Mario Draghi rappresenta da sempre una speranza. Una sua candidatura contro il Cavaliere costituirebbe il segno del riscatto italiano, la prova di un paese che sa ancora offrire figure di “civil servant” in grado di ridare smalto alla cosa pubblica. Ribaltando lo schema medievale, in questo caso i “draghi” sarebbero assolutamente migliori dei “cavalieri”, soprattutto sul piano etico. E Draghi non ha mai smentito questa aura che gli si è costruita intorno e che ha avuto un illustre precedente, nel 1993, con un governo, anche allora guidato da un ex Governatore della Banca d’Italia, quello di Carlo Azeglio Ciampi. Un “governo degli ottimi” così rimpianto che il suo presidente è finito poi a fare il Presidente della Repubblica.

Mario Draghi, però, non guiderà nessuna alternativa al Cavaliere e resterà probabilmente una speranza delusa per molti. La sua nomina alla presidenza della Banca centrale europea sembrerebbe a un passo dal concretizzarsi se è vero quanto rivela la tedesca Bild: Angela Merkel, infatti, sembra decisa a dare il suo consenso. Anche il Wall Street Journal titola allo stesso modo. E’ lo stesso quotidiano tedesco a sottolineare l’integrità morale e politica del Governatore italiano: “E’ un uomo forte”, scrive la Bild, ricordando come Draghi sia rimasto orfano molto presto e abbia frequentato una scuola gesuita. “E’ austero”, poiché non ama la mondanità e gli piace l’escursionismo in montagna. “E’ risoluto”, tanto da guadagnarsi le lodi dell’ex ministro delle Finanze tedesco Peer Steinbrueck, che lo ha definito “indipendente, molto posato ed estremamente preparato”. “E’ fedele” e schivo, della sua vita privata non si sa praticamente nulla, a parte che ha una moglie studiosa di letteratura inglese, un figlio e una figlia. “E’ spigoloso” e bisticcia di frequente con il premier Silvio Berlusconi.

Insomma, il contrario di Silvio Berlusconi che certamente è risoluto e forte ma non austero, tanto meno fedele e sicuramente bugiardo. Questa nomina, se si realizzerà, costituirà il suggello di un nuovo equilibrio europeo, frutto di convenienze reciproche e di una politica economica e monetaria in continuità con quella imposta finora dai tedeschi. Berlusconi, infatti, ha strappato l’assenso dei francesi, concedendo loro l’avallo alla missione in Libia e l’appoggio agli interessi nucleari di Edf e Areva. In questo modo punta a liberarsi di un pericoloso competitor interno, l’uomo giusto alla guida di un “governo tecnico”. E prova a metterlo a “guardia” di Tremonti dall’alto dell’Euro Tower. La Germania, se accetterà – il portavoce di Merkel smentisce la notizia –  potrà vantare una posizione rigorista e fa niente se Mario Draghi, secondo diversi commentatori, rappresenti in Europa la longa manus della Goldman Sachs, banca per la quale è stato uno dei manager più rilevanti. Lo denuncia anche il senatore dell’Idv, Elio Lannutti, che mette in guardia sui possibili sostituti di Draghi alla Banca d’Italia: “Che non siano strenui difensori degli interessi bancari provenienti dalle stesse banche di affari“.

Se Mario Draghi sceglie la partita europea invece di mettersi a disposizione di un possibile ricambio italiano significa che la convinzione di poter battere Berlusconi in Italia è scarsa. Ma forse questo si spiega proprio con il profilo di Draghi. Colui che dovrebbe rappresentare il riscatto del Paese è lo stesso che ha appena spiegato che il risanamento dei conti pubblici può avvenire solo con “un significativo contenimento della spesa pubblica” almeno del 7% in termini reali. Niente dal lato delle entrate, “vista l’elevata pressione fiscale“. La riproposizione della linea “lacrime e sangue” che l’Italia sconta da decenni senza aver mai visto un risultato che sia uno. L’ha applicata il governo Amato nel 1992, poi Ciampi, poi ci ha provato Berlusconi ma non ci è riuscito ed è stato molto più bravo Prodi. Poi, ancora Berlusconi sia nel cinquennio 2001-2006 che in questo governo (si ricordi il blocco degli aumenti nel pubblico impiego, i tagli alla scuola e all’università, la politica del lavoro contro Fiom e Cgil, etc.).

Da questa cura l’Italia esce tramortita. Non viene il dubbio, allora, che anche a causa di questa impostazione economica, di questo presunto rigore finanziario, Berlusconi non ha alternative valide? Possibile che in questo paese non si possa sentir parlare di tassazione delle rendite, di patrimoniale, di una redistribuzione del reddito che sani le palesi ingiustizie degli ultimi venti o trenta anni, di lotta furibonda all’evasione fiscale? E non è evidente che senza un programma audace, di forte impatto, l’alternativa al berlusconismo, che giustamente esige rigore morale e serietà, non avrà mai la forza sociale per imporsi? E, dunque, non è forse un bene che Draghi vada alla Bce?