Quando butta proprio male e le barzellette su Sarkò della sera per compensare l’inginocchiamento diurno aggravano solo la situazione, i liberi giornali di famiglia preferiscono decisamente un coté confidenzial-intimistico, anche se forse non attacca più nemmeno con i loro.

Così il giorno dopo il ruggito leghista, destinato naturalmente a trasformarsi in un belato almeno fino al 15 maggio, Libero fa a tutta pagina un titolo molto rassicurante “Berlusconi spiega tutto”, c’est à dire, tutta la capitolazione, punto per punto e Il Giornale svela il drammatico dissidio interiore del premier: “I raid? Un dolore, ho pensato di dimettermi”.

Quanto alla Padania preferisce all’indomani del giorno dell’ira declinare il suo sacro “rispetto della autoderminazione dei popoli”, già tenacemente espresso ai tempi delle lodi per Milosevic, ed il suo pacifismo pragmatico ed utilitaristico facendo i conti della spesa, dopo quello dei nuovi presunti clandestini: se il titolo di ieri era “Bombe = più immigrati”, quello di oggi è “+ Bombe, + spese per il nord”. E Bossi dopo aver definito Berlusconi “scombussolato” di fronte a Sarkozi, torna a garantire che comunque non intende far cadere il governo, anche se al momento il voto alla Camera previsto per il 3 maggio sembrerebbe un passaggio non proprio indolore per una Lega con la base in rivolta e i leader in ordine sparso.

Fino a ieri e l’altro ieri toni e contenuti leghisti nei confronti del Berlusca schiavo di Parigi riportavano quasi ai tempi del “mafioso di Arcore”, almeno stando a quella riportata come “una battuta di un dirigente leghista di primo livello” che ha commentato così l’accordo italo-francese: “Quando vedremo spuntare una qualche antenna del biscione in Francia, forse capiremo”. (Marco Carbonesi “Veleni e accuse sul voltafaccia di Berlusconi” Corriere 28/4/11).

Chissà se il riferimento al tentativo fallimentare di sbarcare trionfalmente a Parigi con La Cinq e tutta la sua corte da “Colpo grosso”, grazie naturalmente ai precedenti buoni uffici di Craxi presso Mitterand, era voluto o casuale.

E poi tutta una serie di dichiarazioni, esternazioni, invettive contro la inspiegabile “resa incondizionata ai francesi” e sospetti alquanto palpabili che dietro la sostanziale adesione su guerra, immigrazione, scalata francese a Parmalat, ci sia qualcosa di altro che non è certamente la presunta contropartita di Draghi alla guida della BCE, e che si chiama semplicemente interesse privato in atti di Governo.

Accanto all’aperta reazione di rivolta della base e di molti dirigenti locali che si sono scagliati anche contro la tanto sbandierata “italianità”, riservata però preferibilmente alla sua “ghenga” di affaristi (Agenzia Dire, 28/4/11), la giornata di ieri ha registrato una serie di interventi contraddittori, confusionali, senza bussola e senza prospettiva, solo per tirare a campare e per cercare di erodere quanto più possibile, in primis a Milano, voti all’amico Silvio, che però è pure amico, e forse di più, del prode Lassini.

Nelle prossime settimane e prima del voto è altamente improbabile che possa accadere qualcosa di definitivamente “traumatico” per una maggioranza che non è più solo impresentabile, ridicola, e ormai molto oltre “la parodia del Satyricon di Fellini”, per usare una definizione molto appropriata per il nostro establishment politico e non solo, usata dal New York Times a seguito del Bunga Bunga story.(Room for debate, NYT, 27/1/2011)

Il timore per le amministrative e, per Milano in particolare, è tale da “congelare” persino la corsa forsennata verso prescrizione breve, processo lungo, intercettazioni, conflitti di attribuzione multipli con sospensione obbligatoria del processo e tutto il noto arsenale di armi non convenzionali in itinere.

La strada che ha davanti la Lega di lotta e di governo è sempre più stretta e potrebbe diventare obbligata in caso di sonora sconfitta.

Mi rendo conto di quanto possa essere poco appassionante andare a votare, in particolare al ballottaggio quando la scelta si restringe e a volte in modo drammatico, ma credo, e lo dico in primis per me, che questa volta sarà meglio andare.