“Al voto, al voto!”, questa è l’unica risposta possibile ai brogli del governo contro i referendum.
L’impudenza e l’impudicizia, etica e politica, che hanno segnato le parole del grande truffatore dovrebbero convincere tutte e tutti, anche i più dubbiosi, ad alzare la voce contro quello che ha ormai assunto i caratteri di  un vero e proprio atto di sovversione, di palese derisione dell’ordinamento democratico.

Persino chi non ha firmato, chi non è convinto dei singoli quesiti, chi ha intenzione  di votare no, ha ora il dovere di contrastare il piano di affossamento, politico e mediatico, della consultazione.

Dobbiamo farlo da subito, come se i referendum fossero domattina, senza cadere nella trappola di chi vorrebbe che tutto fosse sospeso in attesa  della Corte di Cassazione.
Neanche per sogno,  l’attesa fa parte del piano per affossare i quesiti, per far crollare la tensione, per giocare la carta dell’astensionismo, per impedire il confronto nel merito dei singoli quesiti.
Per queste ragioni dobbiamo pretendere che la Commissione di vigilanza, dove è in atto una sorta di ostruzionismo della maggioranza, deliberi subito in materia di regolamenti e solleciti l’avvio della campagna informativa.

Ciascuno di noi, tuttavia, può usare i blog, i siti, le radio, i giornali, le televisioni, le pubbliche riunioni, qualsiasi spazio utile per rompere la congiura del silenzio, per denunciare i brogli, per garantire ad ogni cittadino il diritto ad essere informato.
Il prossimo primo maggio potrà e dovrà diventare anche una grande giornata contro la censura, contro ogni forma di oscurità e di oscurantismo.

Contro i bavagli è stato lanciato un appello da centinaia di artisti, scrittori, giornalisti, rappresentanti di associazioni e comitati che si occupano della libertà della cultura, dell’arte, della informazione.
Se lo condividete fatelo girare, raccogliete altre firme, ma soprattutto segnalateci le iniziative che avete già promosso o che avete in animo di promuovere.

Non si tratta solo di essere solidali con i comitati che hanno promosso la raccolta di firme, ma di esserlo con noi stessi, perché quello che vogliono colpire è il  nostro diritto individuale a poterci esprimere liberamente su questioni essenziali per il futuro della comunità nazionale.

Quelli della P3 vorrebbero decidere in famiglia, o meglio in loggia, sarà il caso di levargli i cappucci e di farlo con l’unica arma prevista dalla democrazia: la partecipazione democratica ed il voto.

Firma l’appello