Il racconto del day after dell’ Italia deberlusconizzata, quello che porta con sé legittimo sollievo e impressionanti macerie. Uno spettacolo, quello che porta in scena Marco Travaglio insieme a Isabella Ferrari, di devastante desolazione, pensabile soltanto nell’orizzonte di una generale latitanza delle coscienze, di una cloroformizzazione scientificamente organizzata e diluita nel tempo. La ricostruzione si prospetta lunga, dolorosa e difficile, ma pure liberatoria, una volta per tutte, ed illuminante decenni di progressivo sfascio dell’informazione, incancrenimento della vita pubblica, affogamento di qualsiasi limite di decoro, moralità e civiltà, complice la connivenza, silenziosa o sguaiata, dei più. Su questo tentativo di smaltimento delle scorie radioattive del berlusconismo Travaglio costruisce il suo ultimo spettacolo, “Anestesia totale”, che debutta venerdì 29 al Teatro delle Celebrazioni a Bologna per proseguire con due repliche sabato 30 e domenica 1 maggio.

Un palco spoglio, un’edicola semidistrutta, il violino poco incline alla carezza di Valentino Corvino, già autore delle musiche del precedente, fortunatissimo “Promemoria 15 anni di storia d’Italia ai confini della realtà”, monologo tragicomico e tagliente sulle patrie vicende dalla caduta della Prima Repubblica all’ancor meno edificante spettacolo politico odierno. E’ la terra bruciata e devastata sulla quale echeggiano le voci di Marco Travaglio e quella, inattesa, di Isabella Ferrari.

Un coinvolgimento, quello dell’attrice piacentina, fortemente voluto da Travaglio, accettato dalla Ferrari dopo lunghe titubanze. Due tipi umani complementari: l’implacabile vis oratoria e castigante versus la sospesa, donnesca fragilità – almeno apparente (“Coltivo una pietà che non è e non potrebbe essere la cifra intellettuale di Marco” dice l’attrice). Che dà voce alla lezione del maestro Montanelli, nella partitura di questa sinfonia post atomica. Il risveglio, dopo il lungo sonno, rischia di essere doloroso e formicolante, ma necessario, e vivificante. Chi vedrà, (soprav)viverà.

Luciana Apicella