Nell’ Emilia Romagna della raccolta differenziata al 50% deturpa il panorama una montagna di vetri e lattine che si affaccia sulla corsia nord dell’autostrada del Sole, tra Bologna e Modena. Ogni giorno centinaia di migliaia di automobilisti hanno come l’impressione di veder tracimare un ammasso luccicante senza copertura che ha raggiunto un’altezza di circa venti metri.

E’ uno dei due depositi di San Cesario sul Panaro dell’ Emiliana Rottami, azienda che ha in appalto il ritiro dalle campane verdi e il successivo smaltimento: in Emilia in regime di monopolio per conto di Hera, ma anche in varie province del nord Italia e all’estero (Germania, Austra, Slovenia). Un ‘green business‘ che ha fatto volare i numeri dell’azienda, fondata nel 1976 dal modenese Piero Goldoni, sui 9 milioni e 800 mila euro di fatturato con un utile di un milione 200mila euro (ultimo bilancio disponibile del 2008).

Tra il primo sito con vista autostradale (via Verdi) e il secondo (via Bonvino), immerso fra noceti e percorsi natura sotto il ponte della via Emilia, sono calcolate 75mila tonnellate di rifiuti non pericolosi. Le proteste dei residenti sono cresciute proporzionalmente ai cumuli ma va detto che 35 anni fa Emiliana Rottami era circondata da laboratori artigianali: i centri abitati sono arrivati con l’espansione edilizia programmata. Il problema principale sono le polveri, alzate dal flusso giornaliero di 70-80 camion, e considerate da alcuni cittadini la causa di irritazioni agli occhi e alle vie respiratorie.

La Provincia di Modena, Ente competente, ha chiesto invano di coprire le montagne con teloni e individuare un sito più idoneo, mentre il Corpo forestale dello Stato sta conducendo una nuova inchiesta sull’azienda dopo un primo procedimento risolto nel 2009 con una multa da cento euro. “Temiamo ci siano problemi per i cittadini e per le falde acquifere – spiega Sabina Piccinini, del direttivo regionale di Legambiente – in vent’anni nessuno ci ha mai spiegato quanto viene effettivamente riciclato. La stessa Hera risponde che non ha titoli nei confronti di un soggetto terzo, l’Emiliana Rottami. E i politici che in questa Regione decantano i risultati della differenziata non hanno ancora risolto il problema. Anche Assopiastrelle propose di avviare una sperimentazione per l’utilizzo del vetro nell’industria ceramica ma Regione, Provincia e Ministero non hanno risposto. E da almeno dieci anni quei cumuli che la Ue ha definito discarica non accennano a diminuire”.

Il riferimento è alla dichiarazione della Direzione generale ambiente della Commissione europea di fine 2009: ”In base alle informazioni disponibili risulterebbe che almeno una parte del materiale vetroso depositato a San Cesario sarebbe in loco da più di tre anni, costituendo dunque una discarica ai sensi della direttiva Ce”. Il Corpo forestale dello Stato, esaminando uno degli esposti di cittadini e associazioni, ha ottenuto due anni fa la citazione a giudizio del patron di Emiliana Rottami, Piero Goldoni, per il reato di ‘emissioni di polveri vetrose atte ad offendere le persone’. Goldoni ha evitato il processo con un’oblazione, alla modica cifra di centodieci euro. Dalla sentenza: “Non emergono conseguenze dannose o pericolose dall’imputato, che ha adottato accorgimenti per abbattere l’emissione di polveri di vetro, come il lavaggio ruote dei camion e le barriere verdi”.

Le indagini sono ripartite di recente, ma il trasferimento a Bologna del Pm specializzato nei reati ambientali, il sostituto procuratore Fausto Casari, ha rallentato il procedimento. Le analisi svolte in questi anni lasciano dubbi: i rilevamenti di Arpa riscontrano particelle la cui composizione chimica “suggerirebbe una natura vetrosa”, il Dipartimento di sanità pubblica dell’Ausl già 7 anni fa espresse la necessità di adeguare la normativa su trasporto e deposito, lo studio compiuto dall’Università lo scorso autunno non esclude (ma neppure conferma) il collegamento fra le irritazioni dei cittadini e le fibre trasportate dal vento, invitando gli Enti locali ad adottare il “principio precauzionale”.

Non hanno sortito effetto gli accesi dibattiti della lista civica ‘Senza Filtro’ col sindaco di San Cesario Valerio Zanni del Pd, che ha vietato al consigliere blogger Germano Bianco di riprendere le sedute, le richieste della società Autostrade, i termini prorogati più volte dalla Provincia per lo smaltimento dei cumuli di via Bonvino. E neppure la recente interrogazione presentata al Ministero dell’Ambiente dal senatore Francesco Ferrante del Pd per chiedere, come l’Università di Modena, “l’applicazione del principio precauzionale dato che le particelle con diametro inferiore a 10 micron possono superare le barriere protettive del primo tratto respiratorio”.

Tutti protestano, nessuno si muove: una montagna di carta inutile contro la montagna di vetro, in una sorta di morra cinese permanente. Dall’amministrazione dell’Emiliana Rottami replicano che “se il problema fosse vero i dipendenti avrebbero riscontrato danni alla salute, e così non è stato. Se vogliamo fare la raccolta differenziata bisogna fare questo lavoro, che comprende una prima separazione dalla plastica, talvolta inserita per errore nelle campane (e poi pagata ad Hera dai cittadini). Dopo averle lavorate rivendiamo le lattine a ditte che utilizzano materiale ferroso e lo stesso facciamo col vetro, che però ha prezzi concorrenziali in quanto in Europa hanno sovvenzioni dallo Stato: oggi sul mercato il vetro bianco è molto richiesto, quello misto fatica ad essere piazzato. Individuare un altro sito? Spetta a Regione e Provincia”.

Il progetto in discussione già da diversi mesi prevede di spostare tutto il materiale del deposito ‘autostradale’ nella sede di via Bonvino, come spiega l’assessore all’Ambiente della Provincia di Modena, Stefano Vaccari: “Insieme al Comune e alla ditta stiamo valutando questo progetto di delocalizzazione dove la ditta ha in funzione un nuovo impianto che fa un ulteriore lavoro di frantumazione. In febbraio era stato trattato il materiale accumulato, poi ne è arrivato altro ma se riparte il mercato del vetro riusciranno a gestirlo. Il problema è la gestione: occorre ridurre la dispersione delle polveri”. Come? Nell’ultima conferenza dei servizi la Provincia, visto che l‘Emiliana Rottami non è in grado di coprire i cumuli di vetro, ha valutato la possibilità di richiedere un semplice lavaggio “in particolari condizioni atmosferiche”: solo quando spira il vento.