È stata una giornata di fuoco oggi in Regione, dove la discussione sulle misure straordinarie per l’integrazione dei trasporti aerei tra Forlì e Rimini è finita con un nulla di fatto. Sul tavolo il progetto di legge sulla “holding” regionale dei cieli, che in una prima fase dovrebbe raggruppare le partecipazioni delle società di gestione Seaf-Forlì e Aeradria-Rimini, per poi giungere a una vera e propria fusione tra le due.

A scatenare il caos in aula anche la scelta di dare priorità alla questione dell’aeroporto forlivese, facendo così slittare l’approvazione della legge contro le infiltrazioni mafiose. L’inversione dei lavori, proposta dal capogruppo del Pd Marco Monari, ha fatto saltare i nervi ai consiglieri dell’opposizione, che prima hanno lasciato l’aula e poi sono rientrati con l’intenzione di fare ostruzionismo. “Finanziare un aeroporto che in media perde 10mila euro al giorno significa buttare i soldi fuori dalla finestra, ed è una sconfitta politica di questa giunta” ha detto il consigliere di centrodestra Fabio Filippi, in un intervento piuttosto animato. Giovanni Favia, consigliere del Movimento 5Stelle, ha poi rincarato la dose, definendo “vergognosa la sospensione dei lavori imposta dalla maggioranza”. Una vera e propria bagarre, che ha costretto a rimandare la partita dell’aeroporto alla prossima settimana.

Intanto la Giunta di Vasco Errani prosegue nei preparativi perché il matrimonio “s’ha da fare”. Nell’operazione viale Aldo Moro ha già promesso di poter stanziare un fondo ad hoc fino a tre milioni di euro. Nei piani di Errani e compagnia, l’unica spa nascerà entro il 2011: per ora quote di partecipazione in capo ai singoli soci, percentuali d’ingresso e poste da sanare restano un mistero. Prima di tutto, comunque, dovrà essere redatto il maxi piano industriale in grado di fotografare sia le prospettive del forlivese “Ridolfi”, afflitto da circa 10 milioni di euro di debiti e da un anno a questa parte sotto inchiesta per iniziativa della Procura della Repubblica di Forlì (bancarotta fraudolenta a carico di ignoti l’ipotesi di reato più grave), e del rivierasco “Federico Fellini”, ancora in crescita e proiettato verso il milione di passeggeri quest’anno. Una bella sfida. Con il rischio di fare i conti senza l’oste: ovvero, il gruppo Società Aeroporti Venezia, che sta trattando con Seaf per rilevare quote del “Ridolfi” fino all’80%. Una volta approdati, i veneti potrebbero dire “no, grazie” a Errani (o dire sì solo a condizione di avere una voce in capitolo sul sistema aeroportuale regionale nel suo complesso, Bologna inclusa) facendo saltare l’intera operazione.

Inoltre la Regione deve anche convincere uno dei convolati a nozze chiamato Rimini che, con buona pace del Partito Democratico, continua a storcere il naso. E che dice una cosa a prima vista molto semplice: sulla via Emilia c’è spazio per due aeroporti degni di questo nome. Dunque, chi chiuderà?

Il primo a dire la sua è stato il candidato sindaco del Pd in riviera, Andrea Gnassi: “No a fusioni fredde o a tavolino, vediamo dove vanno i vettori: deve decidere il mercato. Va bene avere relazioni, ma quello che serve al bacino romagnolo e marchigiano è un aeroporto internazionale a Rimini da un milione di passeggeri all’anno. Sull’asse della via Emilia ci stanno al massimo due aeroporti”. Il tema dell’ingorgo tra i cieli da Piacenza al mare è caro anche ad un altro democratico riminese, il vice presidente di commissione in Regione Roberto Piva. Al suo secondo mandato nella maggioranza di Errani, Piva prova a farsi valere di fronte ai suoi elettori: “Nessuna pregiudiziale su Forlì, ma bisogna necessariamente fare i conti con il mercato e non possono reggere due aeroporti con le stesse caratteristiche, a soli 50 chilometri di distanza. L’intervento della Regione serve a fare chiarezza”. O a tirare una bella riga dove serve, sembra suggerire Piva. Intanto il presidente del “Fellini”, il numero uno di Aeradria Massimo Masini, fa presente che, normalmente, quando si fa una fusione chi ha dei debiti pregressi deve caricarseli sulle spalle: “Di solito in questi casi ciascun soggetto si fa carico delle proprie poste, incluse quelle negative. Credo sarà così anche stavolta”.

Forlì e i suoi fan in Regione, insomma, sono avvisati. Ma se tutto il disegno di Errani e Peri non fosse altro che un escamotage per offrire ai veneziani una società più robusta? Il numero uno dei berlusconiani riminesi, il consigliere regionale Marco Lombardi, sente puzza di bruciato: “Mi sembra ingenuo il ragionamento che alcuni riminesi fanno secondo il quale comunque avremo noi la maggioranza di questa nuova holding, perché avere la maggioranza di una società che perderà non mi sembra un grande vantaggio. Se invece lo scopo di tutta questa manovra è quello di costruire una società dei due aeroporti romagnoli da offrire alla Save di Venezia- ricostruisce Lombardi- il discorso è diverso, ma richiederebbe un dibattito pubblico nelle sedi istituzionali e non una operazione di palazzo all’oscuro di tutti”.

Carlo Kovacs

Giulia Zaccariello