Per fortuna lo sopportano in pochi. Meno di quelli che sopportano ancora la signora Sarah Palin, sempre più impopolare e messa in un angolo dalle sue stesse “creature”, come Michele Bachmann, simile per preparazione (non pervenuta) ma ancora più monotona nei soliti refrain contro il presidente. In fondo per fare politica, ci vuole un po’ di buon senso, di preparazione e di idee, a destra e a sinistra. Su quelle si discute e ci si confronta.

Eppure la tentazione di farsi ammaliare dai “pifferai magici” che, con unica dote quella delle loro ricchezze, promettono soluzioni facili e indolori (non lo fanno né i democratici né i repubblicani di buonsenso) è sempre dietro l’angolo: in Italia, negli Stati Uniti e probabilmente ovunque nel mondo.

Così, da qualche settimana, la scena televisiva è inutilmente turbata dalla presenza ricorrente dell’uomo con la più orrenda pettinatura al mondo: Mr. Donald Trump. Il miliardario repubblicano (poco amato da quei repubblicani che hanno mangiato pane e politica per tutta la vita) saltella di trasmissione in trasmissione, per dire agli americani che lui ha tutte le risposte e che sotto quella chioma dorata c’è un cervello più sorprendente di un cappello magico da prestigiatore, da dove è possibile tirare fuori tutto ciò che serve per riparare il debito pubblico, risanare l’economia e anche forse vincere tre o quattro guerre.

Nonostante l’evidente inattendibilità degli effetti speciali promessi dal vecchio Donald, molti americani hanno voglia di credergli. Proprio come è accaduto con Silvio Berlusconi. Perché, purtroppo, la ricchezza personale viene spesso confusa con la capacità di assicurare ricchezza a tutti gli altri (magari ignorando che quella richezza potrebbe essere stata accumulata anche a discapito di quegli altri che ora si promette di rendere ricchi e felici).

Donald e Silvio poi non hanno solo questo in comune. A renderli pericolosamente simili è anche l’abilità a gettare fango su qualche nemico della patria. Per il premier italiano i nemici della patria (in quanto suoi nemici)  sono i giudici; per Donald Trump il nemico della patria (in quanto suo “avversario”) è il presidente Obama, “americano abusivo”. Trump, sostenuto dalla signora Palin, che cercava disperatamente di riattirare l’attenzione dei media, non trova altro di meglio da fare, oltre a promettere cose impossibili, che insistere sulla storia che il presidente non sarebbe nato negli Stati Uniti. Nemmeno il fatto che George Stephanopoulos, nel corso della sua trasmissione, abbia mostrato il certificato di nascita di Obama, ha convinto il palazzinaro newyorchese a piantarla con le sue illazioni assolutamente razziste. Mai prima di ora, infatti, qualcuno aveva negato, in maniera così gratuita, un elemeno abbondantemente comprovato da documenti.

Il fatto che al signor Trump non faccia piacere che un afro americano, nato in una famiglia modesta, allevato da una madre single, sia potuto diventare presidente degli Stati Uniti (cosa che a lui speriamo non capiti) non gli dà diritto di insistere in un atteggiamento così arrogante. Sfortunatamente i pifferai magici sanno bene di non avere granché da offrire e allora provano ad “addormentare” l’elettorato con le loro insopportabili nenie.