Se solo le date sul calendario non fossero come monumenti, buone per ricordarsi che bisogna ricordare, per non sfigurare di fronte al tripudio celebrativo, come se Libertà e Costituzione fossero in saldo… forse i piccioni andrebbero a fare la cacca altrove.

I monumenti son come cimiteri: servono a piangere, per avere una geografia del dolore dove versare di tanto in tanto, stando al lunario, lacrime di rappresentanza. Servono per credere che il marmo di cui son fatti sia immortale come il nostro dovere di ricordare. I piccioni fan quel che vogliono sui monumenti, non li scaccia nessuno, sanno bene che una volta all’anno devono farsi da parte, per quel difetto italiano di ricordare per dovere, più che per volontà. I monumenti son come chiese: uno deve andarvi in pellegrinaggio, deve mettersi a pregare lì, altrimenti non è un vero fedele. I monumenti son come quadri: stanno lì a disposizione della coscienza ogni volta che bisogna dare lustro ai valori: basta venerarli di tanto in tanto, almeno quando lo dice il calendario, come esperti d’arte in ammirazione. I monumenti sono come un vicino di casa, che saluti quando lo incontri sul pianerottolo e fai finta di non conoscerlo quando sei a spasso. I monumenti son come i compleanni sul calendario: ci sono fino a un momento prima del giorno dopo.

Noi siamo come i piccioni: una volta all’anno ci spostiamo per lasciare spazio alle processioni e solo allora ci accorgiamo dove abbiamo fatto la cacca. Ma solo fino al giorno dopo. Quando il calendario scioglie il cappio del dovere.

In viaggio di nozze, alcuni hanni fa, a Cuba visitammo il monumento al Che. Lo raccontai a Maurizio Chierici, il quale mi rivelò che era stato copiato dal monumento al Partigiano del Mazzacurati, quello che sta a Parma, nella mia città.
Se il 25 aprile non fosse un monumento forse Luigi Marchini, il partigiano “Dario”, non avrebbe scritto quella poesia che si intitola “VI CHIEDO PERDONO”, che nel finale…

Vi chiedo perdono compagni perchè
se oggi vi svegliaste in nulla della
realtà italiana riconoscereste i
sogni e gli ideali in nome dei quali siete morti

L’ha scritta nel 1950. Quanta memoria è finita sotto l’indifferenza dei piccioni.