“Abbiamo votato, è stata una decisione collegiale: il presidente ci ha chiesto di non scriverla e noi ci siamo messi d’accordo per non farlo. Che problema c’è?”, si chiede Pietro Guadagno del Corriere dello Sport, uno dei sette giornalisti che, dopo il derby Milan-Inter del 2 aprile, ha ascoltato Silvio Berlusconi raccontare la barzelletta della segretaria. Quella in cui il premier, per rispondere a una domanda sull’allenatore del Milan Massimiliano Allegri, giustifica così le sue amnesie: “Questa mattina – racconta il Cavaliere – stavo inseguendo la mia segretaria per farmela sul tavolo e mi ha detto: ‘Presidente, lo abbiamo fatto due ore fa’. Le ho detto: ‘Vedi, è la memoria che mi fa difetto’”.
Democrazia nella censura: il premier ordina, i cronisti eseguono, ma solo dopo aver controllato di essere tutti in sintonia, per coprirsi a vicenda. Una volta succedeva il contrario, ai tempi dei pool giornalistici che nel 1992 raccontavano Tangentopoli: alle riunioni di redazione portavano le notizie su Mani Pulite informando i loro direttori che i colleghi le avrebbero pubblicate. Così, per non prendere “buchi”, nessuno censurava. “Ma oggi – spiega Guadagno – è una cosa automatica: se qualcuno mi chiede di non riportare la cazzata che dice, io non lo faccio, questione di rapporti”.
La novità del video (spedito da un anonimo) che Annozero ha mandato in onda giovedì, non è certo vedere il presidente del Consiglio che racconta barzellette. Quella su Rosy Bindi declamata durante una visita ufficiale a L’Aquila, con bestemmia conclusiva, resta la più imbarazzante. Ma non si erano mai registrate le reazioni dei giornalisti. “Se la scrivete siete…”, ammonisce il premier. “No, no, questa la taglio”, si sente in sottofondo. “Tranquillo presidente”, è la voce di una cronista di Sky Sport 24, Vera Spadini, che immediatamente allontana il microfono per evitare a priori d’immortalare la scena. Ma, spiega la Spadini al Fatto, “quando ho detto ‘tranquillo’ non parlavo con Berlusconi, ma con la guardia del corpo che ci fissava in cagnesco, puntava il dito e ripeteva ‘Basta’. Non volevo che portassero via il premier: io sono una cronista sportiva e Berlusconi aveva risposto a pochissime domande. Per calmarlo e quindi intervistarlo, ho promesso che non avrei mandato in onda la barzelletta. A quel punto mi sembrava scorretto trasmetterla”. La decisione ultima però l’ha presa Massimo Corcione, direttore di Sky Sport 24 che, informato di tutto, ha scelto di non mandare in onda le immagini. “Non l’ho fatto per difendere il premier – aggiunge la Spadini – ma perché nessuno di noi l’ha percepita come una notizia così importante da meritare di essere raccontata”.
Di certo c’è che il presidente quella sera era di buon umore: Alexandre Pato, maglia numero 7 del Milan, aveva appena umiliato l’Inter con due gol (il primo dopo 40 secondi). E battere la squadra di Moratti 3 a 0 proprio a San Siro l’aveva galvanizzato. Così, dopo aver disertato la partita, il Cavaliere ha raggiunto i giocatori e la figlia Barbara (appena entrata nel consiglio di amministrazione del Milan) al Finger’s, l’it-ristorante giapponese di Clarence Seedorf a Milano, in corso Lodi. Canne di bambù, tovaglie rossonere e qualche bicchiere di sakè. Il premier esce e coinvolge nei festeggiamenti i giornalisti che l’aspettavano fuori. Tranquillo che nulla di sconveniente finirà sui giornali del giorno dopo.
Oltre a Spadini e Guadagno erano presenti anche Furio Fedele del Corriere dello Sport, Alberto Pastorella di TuttoSport e due colleghi della Gazzetta dello Sport, Marco Pasotto e Fabiana della Valle. L’unica a riportare una sintesi della storiella è stata Monica Colombo del Corriere della Sera (che ieri riprendeva il video sul sito web titolando “la barzelletta ‘censurata’ del premier”). Tutti concordano sul fatto che le battute in un dopopartita sono minuzie: “Che c’entrano gli scherzi di Berlusconi con lo sport?”. Solo che quella stessa sera il presidente ne ha raccontata un’altra che il giorno dopo è finita su tutti i giornali: “La sapete quella del sondaggio? – domanda il Cavaliere – A un campione di donne tra i 20 e i 30 anni viene chiesto se vogliono fare l’amore con me. Il 33 per cento ha detto sì, il restante 67 per cento ha risposto: ancora?!”. Ma questa Berlusconi gradiva che uscisse: meglio apparire come un playboy inveterato che un malato di Alzheimer sessuomane.
da il Fatto quotidiano del 23 aprile 2011













