Probabile che abbia ragione Lucio Dalla, (raggiunto al telefono dal Fatto) e cioè che semplicemente non fossero informati. Probabile che Merola non abbia letto la corrispondenza e gli inviti dai quali di questi tempi sarà sommerso. L’effetto che fa, per dirla alla Jannacci, non è dei migliori: nessun candidato a sindaco alla celebrazione per i 66 anni della liberazione di Bologna. Una celebrazione simbolica, forse, ma quel giorno la città tornò a vivere, iniziò una nuova stagione, tornarono la pace e il burro (ultima citazione, questa volta degregoriana), ma soprattutto i bolognesi di allora si rimboccarono le maniche per costruire una città devastata.

Oggi, tutti coloro che si sono candidati a guidarla questa città, quella celebrazione l’hanno snobbata. C’era solo il candidato della Lega, Manes Bernardini, circondato da quelle bandiere dell’Anpi e tricolore. Di Virginio Merola, candidato del centrosinistra, neanche l’ombra: “Se lo sapeva e non è andato sarebbe una cosa di una cialtroneria incredibile”, si lascia andare Dalla. “Ma non sa neppure che il Bologna è in serie A, fidatevi, probabile che non l’avessero avvisato”, ironizza il cantautore. “Mi auguro che al di là dell’apparenza ci sia sotto altro, non stigmatizziamo l’episodio e andiamo avanti. Anche perché se dovessi valutare oggi Bologna,direi che la situazione è assolutamente imbarazzante. C’è un vuoto pesante. Ma secondo Dalla Bologna non è una città in mano alla Lega. “Questo no, anche se qui abbiamo eletto l’ex vicesindaco leghista di Lampedusa (Angela Maraventano ndr)”.

No, questo è probabile che non sia, ma il ragazzo padano, fino ad oggi, ha dimostrato almeno di saper essere presente. Lo chiami al cellulare, risponde, parla di tutto, rischia di inciampare, ma fa campagna elettorale. Il suo collega Merola è circondato da una squadra di portavoce, inavvicinabile.

Con un comunicato stampa, oggi, ha detto di essere indisposto, che si rammarica, che non si era dimenticato, come si augurava Dalla. C’è un problema però: Merola in realtà non era a casa con la febbre, ma a un incontro con i dipendenti dell’Atc. Resta la speranza, quella di Dalla, che si sia dimenticato.

Pensando che fosse veramente “indisposto” il candidato sindaco della Lega Manes Bernardini, invece, preferisce approcciarsi diplomaticamente alla defezione di Merola, dicendo di non voler “fare strumentalizzazioni”, e limitandosi a dire di essere presente perché “è un evento -dice- della mia città”.

Ma non appena apprende che Merola, al contrario, era presente nel pomeriggio ad un incontro con l’Atc, non esita a puntare il dito e sferrare il suo attacco.

È un esperto di buche. Dopo quella sul calcio – afferma Bernardini, riferendosi alla gaffe di Merola sul Bologna in serie A – e i numerosi errori di politica amministrativa, vedi Civis, vedi moschea, oggi Merola ha preso l’ennesima buca. Questo dimostra che Bologna non ha bisogno di “merolate”, ma di cose serie”.

È incredulo Armando Sarti, segretario del comitato antifascista Navile, che già nelle scorse settimane aveva protestato per il rifiuto del Comune di contribuire all’acquisto delle corone di fiori per i caduti in vista del 25 aprile. “Il mio dubbio e la mia speranza è che si sia trattato di un equivoco. Altrimenti ci sarebbe di che essere profondamente delusi. Dal punto di vista personale sono perplesso dall’assenza di persone sul cui antifascismo non ci sono dubbi”.

Libero Mancuso, il magistrato che indagò sulla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 e che è stato assessore con Sergio Cofferati sindaco, è perentorio. “È un segnale estremamente grave da parte delle forze democratiche aver disertato un evento del genere”. Mancuso ricorda gli anni precedenti, “quando avevamo ricevuto il corpo polacco e la Brigata Maiella in ricordo della Liberazione di Bologna”. “Momenti molto emozionanti – afferma Mancuso – in cui la città ringraziava. Oggi invece dobbiamo rendere merito a Manes Bernardini per aver rappresentato, unico tra i candidati, le forze politiche che si candidano a Palazzo D’Accursio”. “È la tristezza dei tempi”, conclude.

“Non voglio essere aggressivo con nessuno – incalza Stefano Bonaga, docente all’Università di Bologna – ma in una città come Bologna, medaglia d’oro alla Resistenza che non vede i candidati sindaci alle celebrazioni della Liberazione, mi sembra avvilente”. Si parla della Liberazione di Bologna e ironicamente Bonaga reagisce alla vicenda sostenendo che la stessa “fa venire voglia di liberazione non di, ma da Bologna. Proprio oggi, in una fase in cui l’Anpi ha aperto alle riflessioni verso i giovani, che sempre più si iscrivono”. Non accettando l’assenza dei politici bolognesi, di fronte al proliferare di presenzialismo ad eventi ben più trascurabili quanto ad entità celebrativa, Bonaga rievoca l’ex primo cittadino Sergio Cofferati, che aveva replicato l’atteggiamento negli anni passati e ironizza su Merola, nei confronti del quale afferma: “Forse ha falsificato la giustificazione scolastica per l’assenza”.

di Felicia Buonomo e Antonella Beccaria