Le loro vite si incroceranno ancora una volta: Massimo Ciancimino, figlio del celebre Don Vito, è finito in manette e portato nel carcere di Parma, proprio a fianco di due celebri nome della mafia siciliana: Bernardo Provenzano e Filippo Graviano. Ciancimino junior è stato arrestato lungo l’autostrada che collega Bologna a Milano proprio all’altezza di Parma.

Da anni collaboratore di giustizia, dopo esser stato condannato per riciclaggio: a lui si devono rivelazioni – alcune ancora da dimostrare – sulle stagione stragista condotta dei primi anni Novanta. Un traditore, quindi, del boss di Cosa nostra rinchiuso sempre tra le mura del carcere di via Burla.

Questa mattina, Massimo Ciancimino, sembrava quasi aspettarsela. Stava viaggiando con i propri famigliari (è sposato con Carla Messerotti e nel 2004 hanno avuto un figlio, Andrea). E stava raggiungendo la Francia per trascorrere le vacanze pasquali. Quando ha visto i lampeggianti della polizia in autostrada e le volanti, sulle quali in prima fila c’era il comandante della squadra mobile di Parma, Enrico Tassi, fermare la scorta che da anni lo segue per ogni spostamento, si è fermato alla prima piazzola di sosta. Erano all’altezza di Fidenza. Ciancimino junior è sceso dall’auto tranquillo e sereno e si è consegnato alla polizia.

Da qui è stato trasportato in questura, dove è stato sottoposto alle operazioni di rito. Al termine della verifica dei documenti è stato trasportato nel carcere di Parma. E domani mattina è previsto l’interrogatorio di garanzia di fronte al gip.

Probabile che debba trascorrere le vacanze pasquali proprio a Parma e proprio a fianco di Bernardo Provenzano, successore di Toto Riina ai vertici di Cosa Nostra, trasferito dal supercarcere di Novara, dove scontava l’ergastolo, per motivi di salute. I rapporti tra il padre di Ciancimino e Provenzano (che Massimo ricorda di aver incontrato una volta in vacanza a Sirmione dove si presentò come “geometra Lo Verde”) sono sempre stati improntati alla correttezza. Diverso il discorso per il figlio, che, al di là della calunnia ai danno dell’ex capo della Polizia, è e resta un collaboratore di giustizia che vive sotto scorta da anni a Bologna, minacciato continuamente di ritorsioni dalla mafia.

Caterina Zanirato