“Ieri, oggi, domani”. Questi avverbi di tempo a San Marino non fanno ricordare un vecchio film con Mastroianni e la Loren, ma una situazione di crisi e l’annuncio di una serie di manifestazioni e scioperi a scacchiera nel settore dell’industria. Ieri alla Robopac, oggi all’Asa, domani alla Scm. “Noi amiano San Marino”: questo il nome dell’iniziativa di mobilitazione, promossa da Fli (Federazione lavoratori dell’industria) e Csu (Centrale sindacale unitaria) che porterà i lavoratori delle aziende a incrociare le braccia per un tempo variabile dai 30 minuti alle 2 ore. Equità fiscale, trasparenza e sviluppo è ciò che pretendono dalla nuova legge sul mercato del lavoro promessa da Francesco Mussoni, segretario di stato al lavoro, cooperazione e poste.

Intanto emergono i dati di una crisi crescente: da gennaio a oggi 150 dipendenti sono stati licenziati in 66 aziende e mentre la paralisi politico-diplomatica con l’Italia intacca l’economia reale, producendo un impoverimento dei lavoratori e delle loro famiglie, San Marino s’interroga sulle strategie da perseguire, per arrestare un debito pubblico che si prevede toccherà i 300 milioni entro la fine dell’anno. La ripresa passa anche dal contrasto al riciclaggio di denaro proveniente da usura e traffico di droga, principali risorse delle organizzazioni malavitose che riescono a penetrare a San Marino. Il commissario della legge Rita Vannucci ha reso noto che, nel 2011, sono già stati sequestrati 826 mila euro per indagini interne e un milione e mezzo per rogatoria.

Sul fronte del lavoro la mobilitazione è iniziata dagli operai della Robopac, azienda leader nella produzione di macchine per l’imballaggio. Lamentano la scadenza del contratto e insistono sull’esigenza di togliere i segreti, che ancora rendono difficili i rapporti fra la repubblica del Titano e l’Italia. A febbraio hanno consegnato ai capitani reggenti, in visita alle principali realtà produttive sammarinesi, una lettera in cui manifestavano la loro preoccupazione. “È necessario – vi si legge – impostare politiche di equità e giustizia sociale, che purtroppo ancora non intravediamo. Anzi, la legge finanziaria ha introdotto una serie di misure che riteniamo essere inique e penalizzanti per i lavoratori, tra cui l’addizionale Igr (una sorta di Irpef ndr), i pensionamenti forzati, la tassa sui frontalieri, i tagli alle retribuzioni dei lavoratori pubblici”.

“Uno dei fattori di maggiore preoccupazione di tutto il mondo del lavoro – continua la lettera – è la crisi nei rapporti con l’Italia. Tra gli effetti dalla mancata firma degli accordi contro le doppie imposizioni, vi è la stessa tassa sui frontalieri, che oltre a determinare una forte penalizzazione economica per i lavoratori non residenti, crea una ingiustificata sperequazione tra colleghi che svolgono le stesse mansioni lavorative”.

Gli oltre 6 mila lavoratori frontalieri (quelli che arrivano a lavorare dalle province di Rimini, Forlì Cesena e Ravenna) occupati a San Marino non esitano a definire “razzista” la supertassa che produce un taglio mensile superiore ai 200 euro nelle loro buste paga. Gli fa eco il Csir, comitato sindacale interregionale, che raggruppa i sindacati sammarinesi e delle regioni Emilia-Romagna e Marche: “Il nuovo prelievo fiscale riservato ai redditi frontalieri è inaccettabile e discriminatorio”.

La voce delle istituzioni, almeno a parole, non pare insensibile al problema. Francesco Mussoni ha dichiarato di voler attivare un tavolo permanente con l’obiettivo di ricercare le condizioni normative per risolvere il problema della fiscalità del lavoro frontaliero. “Condizioni che sono state già individuate -ha chiarito il segretario- ossia stralciare la problematica dall’accordo di cooperazione con l’Italia”. Mussoni intende dunque avviare una trattazione separata, nella quale coinvolgere anche i sindacati italiani locali e di San Marino.

Il 2011 doveva essere soprattutto l’anno della riforma tributaria. L’equità fiscale doveva garantire il principio sancito dalla “dichiarazione dei diritti dei cittadini” che recita: “Tutti sono chiamati a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”. L’applicazione indifferenziata dell’Igr invece va contro a questo principio e scontenta la Confederazione del lavoro che attendeva dalla Segreteria per le finanze una fiscalità più equa, unitamente a un serio progetto di sviluppo necessario per salvare San Marino dal tracollo economico.

La fase di mobilitazione generale dei lavoratori riguarderà tutti i settori e nei prossimi giorni gli scioperi continueranno: giovedì all’azienda Tonelli e venerdì alla Deca. Il clima è caldo sul Titano, ma non per l’effetto della bella stagione entrante. L’ultimo sciopero generale, a dicembre 2010, si concluse con l’irruzione dei manifestanti a Palazzo Pubblico, sede del Consiglio grande. L’interruzione dei lavori dell’aula parlamentare rese necessario l’intervento della gendarmeria in tenuta da sommossa. I lavoratori di San Marino osservano, non senza preoccupazione, gli sviluppi di una situazione sociale che si sta giorno per giorno complicando.