Diecimila morti e 50-55mila feriti. E’ questo il bilancio del conflitto in Libia che il capo del Consiglio nazionale tranitorio del Paese, Mustafa Abdel Jalil, ha riportato al ministro degli Esteri, Franco Frattini, durante un incontro in mattinata alla Farnesina. A margine della conferenza, Frattini ha anche ricordato che delle possibili soluzioni al conflitto libico si discuterà il prossimo 2 maggio, sempre a Roma, in una conferenza internazionale. Una risoluzione, comunque, “che non preveda Gheddafi alla guida del futuro del Paese”, ha specificato il ministro. Che ha anche richiamato un passaggio dell’incontro in cui Jalil ha dichiarato che “se Muammar Gheddafi o i suoi sostenitori dovessero trovarsi in pericolo di vita, verrebbero aiutati come accadrebbe per ogni altro libico”. “Questo è il germe della democrazia”, ha commentato Frattini.

Il Cnt si impegna a collaborare con i Paesi stranieri, ma secondo l’aiuto dato ai ribelli fino a oggi. I trattati internazionali stipulati dalla Libia prima della crisi, saranno tutti rispettati, ha rassicurato il leader del Cnt. Almeno quelli ritenuti “legittimi” dai ribelli. ”Cooperazione e amicizia saranno offerti in primo luogo a Italia, Francia e Qatar”, ha specificato Jalil, i tre Paesi che per primi hanno riconosciuto il Cnt come unico interlocutore legittimo nella questione libica. Dopo verranno Gran Bretagna, Stati Uniti e gli altri Paesi, “a seconda del sostegno dato fino ad oggi” ai ribelli. A interessare il ministro Frattini è soprattutto la sopravvivenza del trattato di amicizia Italia-Libia, che prevede uno stretto controllo sui flussi di immigrazione clandestina. Jalil ha confermato che l’accordo “continuerà a essere eseguito quando le condizioni di sicurezza sul territorio lo permetteranno”. Il capo del Cnt “ha assicurato l’istituzione di una linea rossa contro i trafficanti di esseri di umani”, ha aggiunto Frattini. Jalil ha infatti spiegato che in Libia “il 40 per cento dei delitti sono commessi da africani sfollati, provenienti dal Sud allo scopo di approdare in Europa”. “Forse la Libia soffre ancora di più dell’Italia a causa di questo fenomeno”, ha continuato, “Vi promettiamo che non saranno più accettati in futuro”.

Gli insorti chiedono aiuti per porre fine al conflitto, Frattini rassicura: “Ne parleremo nella riunione del Gruppo di Contatto”. Il responsabile Esteri del Cnt, Ali Al Isawi – in visita insieme a Jalil – ha ricordato a Frattini come i raid aerei della Nato non siano sufficienti, secondo i ribelli. “In questo modo non c’è protezione totale dei civili”, ha lamentato Jalil, che ha aggiunto “Bisogna capire quali strumenti fornire ai libici per consentire loro di difendersi”. Per la prima volta dall’inizio della crisi, un altro esponente del governo ribelle, Nuri Abdullah Abdullati, ha chiesto espressamente l’intervento di truppe occidentali, soprattutto a Misurata. “Se non vengono, noi moriremo“, ha detto. “Non avremmo mai accettato interferenze”, ha continuato Abdullati, “Prima che Gheddafi cominciasse a colpirci con razzi grad e aerei da guerra, ma ora è questione di vita o di morte”. “E’ chiaro che per vincere rapidamente sul piano militare vi sarebbero molti altri strumenti”, ha spiegato Frattini, “Ma sono strumenti che la comunità non ha accettato, come l’intervento di terra e i bombardamenti mirati anche nelle zone urbane. Immaginiamoci i danni collaterali, quante vittime civili. Quindi l’importante è fermare l’avanzata di questo dittatore sanguinario”. Così il ministro ha definito il Colonnello, provocando la reazione di Felice Belisario, presidente del gruppo Idv al Senato, che ha dichiarato: “Meglio tardi che mai. Diamo il buongiorno al ministro degli Esteri Frattini che oggi si è svegliato e si è accorto che Gheddafi è un dittatore sanguinario”. “Dov’era Frattini”, ha aggiunto Belisario, “Quando il presidente del Consiglio accoglieva il capo libico in pompa magna, con tanto di hostess e baciamano?”. Durante l’incontro con Jalil, Frattini ha risposto alle esigenze esposte dal leader ribelle elecando una serie di sistemi di autodifesa – come rilevatori ottici notturni, sistemi anti radar e altri congegni elettronici – di cui potrebbero essere dotati in futuro le milizie degli insorti. Secondo quanto ha riferito il titolare della Farnesina, anche di questo si discuterà durante l’incontro internazionale del 2 maggio. Sempre nella capitale, verrà affrontato il problema della vendita del petrolio estratto dai ribelli, per permettere al governo transitorio di finanziarsi. “Nella riunione del Gruppo di Contatto” , ha aggiunto il ministro, “chiederemo che sia presa una decisione sull’utilizzo di strumenti finanziari trasparenti” per permettere ai ribelli di vendere ai Paesi stranieri.

Resta critica la situazione umanitaria in Libia, l’Italia si impegna ad aumentare gli aiuti. Almeno 125 persone hanno perso la vita nelle ultime ore in Tripolitania, a causa degli incessanti bombardamenti da parte delle forze fedeli al Colonnello. Lo riferisce l’emittente televisiva ‘al Jazira‘, citando fonti vicine agli insorti. Se dall’altro ieri le vittime accertate erano almeno 110, altre 15 persone sono rimaste uccise dai combattimenti a Misurata, incessanti ormai da quasi due mesi. Secondo l’Agenzia Onu per i rifugiati, inoltre, negli ultimi dieci giorni diecimila libici sono fuggiti in Tunisia. “Abbiamo promesso al presidente Jalil di aumentare di molto il numero di malati gravi che possono essere trasportati negli ospedali italiani”, ha spiegato il ministro Frattini, parlando di circa un centinaio di persone che necessitano di cure specialistiche. L’Italia, inoltre, sta pensando di intensificare l’invio di medici in Libia, da aggiungere al team di ‘Emergency già presente nel Paese. Un aiuto, infine, andrà anche agli studenti libici in Italia, a cui ”il regime di Gheddafi ha interrotto il pagamento delle borse di studio”, ha spiegato il ministro, che ha concluso: “Aiuteremo a dare continuità affinché gli studenti possano concludere il loro percorso con successo”. E intanto dalle Nazioni Unite fanno sapere che è stato raggiunto un accordo con i vertici del governo libico per permettere l’arrivo di aiuti umanitari a Tripoli e a Misurata. Le autorità libiche hanno promesso di non ostacolare la libera circolazione degli operatori umanitari e dei loro mezzi nelle zone sotto il controllo delle forze del Colonnello.

Oggi e domani, la delegazione del Consiglio nazionale transitorio libico continuerà le sue visite diplomatiche. Nel pomeriggio, ancora in Italia, un’ora di incontro con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e una ventina di minuti con il presidente del Senato, Renato Schifani. Domani, Jalil e al Isawi voleranno invece a Parigi, dove ad accoglierli ci sarà il presidente Nicolas Sarkozy.