Il ministro della Gioventù Giorgia Meloni con una copia della CostituzioneIl Governo prova a cambiare la Costituzione, ma questa volta l’opposizione non alzerà le barricate, anzi. Il Consiglio dei Ministri stamattina ha varato la cosiddetta riforma Meloni, un ddl costituzionale che prevede l’abbassamento dell’età per l’elettorato passivo: 18 anni per essere eletti alla Camera, 25 per diventare senatori. Una manovra che, almeno in teoria, sdoganerebbe l’ingresso di forze fresche nelle due camere del Parlamento italiano. “Spero che si possa procedere su un binario privilegiato, superando le divergenze fra maggioranza e opposizione – ha detto il ministro della Gioventù durante la conferenza stampa di presentazione – e auspico che nonostante si tratti di un ddl costituzionale, che ha un iter abbastanza lungo, si possa procedere a passi spediti per portare a casa questa importante innovazione entro la fine di questa legislatura e di renderla operativa già dalle prossime elezioni politiche”.

La proposta, oltre ad avere il placet dei big pidiellini (“E’ una riforma costituzionale che ci allinea a tutti i paesi europei”, ha spiegato il guardasigilli Angelino Alfano), raccoglie consensi anche nelle file della minoranza. “La proposta della Meloni è un fatto positivo – commenta Fausto Raciti, segretario nazionale dei Giovani del Pd –. Come giovanile spingeremo il partito affinché in Parlamento ci sia un accelerazione del percorso legislativo e si riesca ad approvare il ddl prima delle elezioni del 2013. Purtroppo però credo che la manovra complessivamente serva a poco, visto che già oggi si può essere eletti a 25 anni, ma nei fatti non siamo rappresentati minimamente. Basta vedere le statistiche”. Eppure le cosiddette “quote verdi” non piacciono ai giovani democratici. “Le quote rosa sono basate su decenni di lotte e purtroppo ancora oggi si rendono necessarie per far entrare le donne nei meccanismi decisionali della politica e dell’imprenditoria – spiega Mario Castagna, responsabile nazionale riforme dei Gd – Ma l’età non è una discriminante come quella di genere. Se i partiti tornano ad essere macchine della rappresentanza, non c’è bisogno di forzature. Anche perché il partito dei Pensionati sarebbe in difficoltà”.

Anche dai giovani dell’Italia dei Valori arrivano segnali di apertura. Secondo il coordinatore nazionale Rudi Russo, “l’intenzione del ministro Meloni è  buona. Anche perché la normativa attuale è contraddittoria: a un ragazzo di 18 anni si riconosce la capacità di esprimere il voto ma non di essere eletto”. Sulle quote per gli under 30 i dipietristi sono possibilisti. “Il rischio di comprimere la libertà di scelta dell’elettore c’è, ma il momento è drammatico e quindi oggi potremmo pensare di introdurle come strumento eccezionale”.

Via libera anche dal Fli. “Noi siamo favorevoli – dice Gianmario Mariniello, leader dei giovani finianianche se purtroppo si tratta del primo segnale di attenzione del Governo nei confronti dei giovani dall’inizio della legislatura. In ogni caso sfidiamo il Pdl a portare in aula il provvedimento prima del ddl sulle intercettazioni”.

Nella foto, il ministro della Gioventà Giorgia Meloni alla conferenza stampa del Consiglio dei Ministri di oggi. Per ingrandire clicca qui