Ormai è pressoché ufficiale. L’Irlanda non ce la fa. E poco importa che gli inviati internazionali di Bce, Commissione europea e Fondo monetario in visita a Dublino riconoscano gli sforzi del Paese per superare la crisi. La realtà è che le prospettive della nazione non migliorano affatto, anzi. A emettere l’ultima sentenza ci ha pensato l’agenzia Moody’s che oggi ha tagliato di due livelli il rating sovrano dell’Irlanda. Da Baa1, dunque, si passa a Baa3, ad un passo, in pratica, dalla serie C del debito, l’ingloriosa area junk. Scarse prospettive di crescita e generale incertezza attanagliano l’isola a pochi mesi di distanza dall’intervento esterno. Un intervento che, per il momento, sembra replicare l’efficacia del piano di salvataggio della Grecia che tuttora non convince gli investitori. In sintesi, verrebbe da dire, il programma di emergenza non funziona. Con buona pace anche dei portoghesi, ultimi in ordine di tempo a rivolgersi a una extrema ratio che non offre reali garanzie. Lasciando ai Paesi più martoriati la sempre meno fantascientifica prospettiva di un default controllato sui propri titoli. A cominciare da quelli del sistema bancario.

Ieri l’Alta Corte di Dublino ha dato il via libera al ministro delle finanze Michael Noonan per concedere alla sempre più precaria Allied Irish Bank di caricare parte delle proprie perdite sui titolari junior delle sue obbligazioni. Una mossa che dovrebbe garantire un po’ di ossigeno a fronte della capitalizzazione da 13,3 miliardi di euro richiesta all’istituto come condizione fondamentale per la sua sopravvivenza visto che il controvalore dei bond in esame ammonterebbe a 2,6 miliardi. Quarta banca ad essere nazionalizzata nel Paese, la Allied Irish, di cui il Tesoro di Dublino detiene oggi il 92,8% delle quote, aveva annunciato nei giorni scorsi perdite annuali per 10,4 miliardi, praticamente quattro volte tanto rispetto al disavanzo registrato nel 2009 (-2,3 miliardi). Un risultato che ha indotto l’istituto a programmare per quest’anno 2.000 licenziamenti, praticamente un dipendente su sette.

I dettagli della ristrutturazione debitoria non sono ancora chiari ma secondo quanto reso noto dal ministro Noonan, i titolari dei bond (che ad oggi, secondo il quotidiano Irish Independent, sarebbero soprattutto i fondi speculativi, gli hedge funds) potrebbero andare incontro a un taglio del valore delle obbligazioni pari all’80%. In alcuni casi la banca azzererebbe gli interessi su alcuni titoli allungando i termini su altri per i quali la scadenza slitterebbe dal 2017 al 2035. I creditori di Bank of Ireland, invece, sarebbero pronti a ricevere l’offerta per una sorta di equity-swap, ovvero la sostituzione delle obbligazioni (che valgono teoricamente sui 2,7 miliardi) con quote della società. Si stima che il controvalore totale delle cosiddette obbligazioni junior (o subordinate, che non hanno cioè priorità di liquidazione) emesse dalle banche irlandesi ammonti a circa 7 miliardi. I tagli, sostiene il ministro, dovrebbero garantire risparmi tra i 5 e i 6.

In un’intervista concessa all’Irish Times, il governatore della Banca centrale Patrick Honohan ha invocato un finanziamento speciale a lungo termine da parte della Bce proprio per venire incontro alle esigenze di liquidità degli istituti irlandesi. La banca centrale di Dublino, sostiene tuttora il suo sistema finanziario con 70 miliardi di investimenti. 650 miliardi di dollari è la cifra dell’esposizione delle banche europee sugli istituti irlandesi (2/3 della quale è compensata da Gran Bretagna e Germania).

Oggi, intanto, si è scoperto alla pubblicazione dei bilanci che la stessa Bank of Ireland, che nel 2010 ha registrato perdite per 609 milioni (contri gli 1,76 miliardi del 2009), avrebbe elargito compensi unitari superiori al mezzo milione di euro ad almeno quattro dei suoi top manager. Richie Boucher, il Ceo dell’istituto, ha fatto notare ancora l’Irish Independent, avrebbe intascato l’anno scorso 690mila euro tra stipendio e bonus. Il numero uno di Anglo Irish Mike Aynsley ne avrebbe portati a casa ben 974mila. Non c’è dubbio che almeno per loro la crisi non sia mai arrivata.