Ha preso carta e penna e ha scritto alla Prefettura e alla Questura di Ferrara perché per quel ragazzo moldavo di 26 anni in lista d’attesa per un trapianto al fegato, ma irregolare, come denunciato ieri dal Fatto Quotidiano, ci sia una conclusione diversa dall’espulsione e sia trovata una soluzione “migliore per tutti”. Protagonista, il Difensore civico dell’Emilia Romagna, Daniele Lugli.

“E’ in attesa” per un nuovo fegato all’Ospedale sant’Orsola di Bologna, “ma è irregolare, quindi verrà espulso”, osserva Lugli in una nota, e per questo è stata presa la decisione di inviare una lettera alle autorità ferraresi. “Ho appreso dai giornali di questo cittadino moldavo che è stato portato da Ferrara al Centro di Identificazione e di Espulsione di Milano per essere rimpatriato dopo sei anni di cure in Italia – sottolinea – Le condizioni di salute del ragazzo sono gravi al punto che neppure il medico del Cie ha approvato la sua permanenza nel Centro: per questo – aggiunge – ho chiesto alle due autorità, che hanno il potere di rivalutare la posizione del cittadino, di fare quanto è possibile”.

“Dal 24 dicembre – ricorda ancora Lugli – è in vigore in Italia la Direttiva 2008/115/Ce, la cosiddetta direttiva rimpatri, che consente di distinguere tra chi è socialmente pericoloso e chi invece è privo di documenti, lavora in nero e magari ha anche famiglia in Italia. Quindi l’allontanamento di un cittadino straniero può essere effettuato nonostante condizioni di salute molto gravi”. “Mi auguro – conclude il Difensore civico regionale – che ci si possa muovere nella direzione migliore per tutti”.