Aperto a Modena un fascicolo contro Unicredit, istituto di credito destinatario di una denuncia per truffa (con sospetta usura) depositata presso la procura di Modena da parte di un’azienda ceramica del comprensorio sassolese, la Cer-Edil.

Ad indagare è il pm Francesca Graziano, per una causa che riguarda i contratti sui derivanti (titoli speculativi considerati germe della crisi finanziaria americana, divenuta poi globale), strumenti finanziari che le banche offrivano, soprattutto ad imprenditori (ma non solo, secondo le ipotesi degli investigatori), come sorta di salvaguardia per i tassi dei mutui, in modo tale da coprire le frequenti variazioni in crescita o in calo degli stessi.

“Di fatto però – dice la denuncia – erano veri e propri strumenti finanziari speculativi e non sempre venivano evidenziati i rischi, perché alla fine chi davvero ci guadagnava sempre era l’istituto di credito”. Nel caso modenese si parla di un milione di euro, per contratti sui derivati a partire dal 2001. L’azienda, inoltre, sostiene che il contenuto dei contratti sarebbe stato incompleto e non corretto.

Ma l’avvocato difensore dell’istituto di credito, Luca Scaglione, ha comunicato che la banca è pronta ad “offrire la massima collaborazione, sia alla procura che all’azienda”. La denuncia – secondo quanto comunica il difensore della banca reggiana – nasce a seguito di un debito maturato dall’azienda sassolese per cui era stata chiesta la negoziazione, proprio attraverso questo tipo di contratti. Il contenzioso era infatti già nato in sede civile, successivamente però rigettato.

Oggi quindi la denuncia arriva al pm Graziano, ancora contro persone da identificare (non ci sarebbero pertanto per il momento degli indagati). Questo è il primo caso che arriva alla procura modenese, ma non di certo il primo nella penisola italiana. A Bari, infatti, la procura per i contratti derivati ha iscritto nel registro degli indagati 28 dirigenti dell’Unicredit, dove venne chiamato in ballo anche l’ex amministratore delegato Alessandro Profumo, indagato, appunto, per il crac della società Divania (la filiale barese di Unicredit ha fatto rinegoziare 206 volte i derivati all’azienda pugliese nell’arco di pochi anni). L’incubo derivati è presente anche a Milano dove si indaga per contratti di questo tipo stipulati con i comuni dalla stessa banca reggiana. Anche Bankitalia puntò il dito contro l’istituto di credito per la gestione di questo tipo di contratti.