Cinque milioni di euro di consulenze. Una schiera di esperti che lavoravano stabilmente per la Procura. Alla Spezia il mondo dei professionisti non dorme sonni tranquilli: si indaga sulle consulenze milionarie disposte dalla Procura tra il 2005 e il 2010. Oltre un milione l’anno. Troppo, secondo l’ispezione del ministero della Giustizia. Abbastanza comunque da prosciugare le tasche dell’ufficio.

La storia circolava da tempo nei corridoi dello squadrato parallelepipedo del Tribunale. E anche in città se ne parlava. Ma loro – ingegneri, geometri, medici legali – non si lamentavano della manna caduta dal cielo. Finché qualcuno ha fatto arrivare la notizia a Roma ed è partita l’ispezione del ministero della Giustizia che ha ipotizzato un danno erariale, ma anche un possibile abuso (finora non ci sarebbero indagati). Le carte così sono finite sulle scrivanie della Procura della Corte dei Conti di Genova e della Procura di Torino.

Da tempo magistrati, avvocati e investigatori che lavorano a Palazzo di Giustizia avevano puntato il dito sulle consulenze della Procura affidate durante il periodo in cui l’ufficio era guidato da un magistrato noto e stimato in città, Massimo Scirocco (non indagato). Un “regno”, il suo, durato parecchi lustri (da poco è in pensione). Ma negli ultimi anni ecco le critiche: “La Procura – racconta a Il Fatto un avvocato che preferisce restare anonimo – aveva affidato decine e decine di incarichi. Alcuni non sembravano poi così indispensabili. Anche tra i magistrati c’era chi aveva storto il naso, si parlava di consulenze relative a inchieste di ogni genere. C’erano geometri e ingegneri per le questioni edilizie, poi medici legali e commercialisti esperti in materia fiscale e finanziaria. Una selva di professionisti che oggi si trovano praticamente a spasso”.

Le consulenze sono necessarie, indispensabili nelle inchieste. Ma alla Spezia a suscitare le perplessità degli stessi magistrati erano la frequenza degli incarichi e soprattutto la spesa che ogni anno volava oltre il milione. Parcelle che da poche migliaia di euro arrivavano a decine di migliaia. Nomi di professionisti che ricorrevano. Finché un giorno ecco che alla porta della Procura si sono presentati gli ispettori del ministero. Accolti con sollievo da più di un magistrato. E con molta apprensione da diversi consulenti.

Per la Procura della Spezia è stato un terremoto. Non l’unico, però. L’anno scorso Scirocco era già stato toccato dalle polemiche. Tutto comincia con l’inchiesta sulle Cinque Terre che porta all’arresto di uno degli uomini più noti della città e della Liguria, quel Franco Bonanini padre e padrone del Parco Naturale (tanto da guadagnarsi il soprannome di “Faraone”). Un’inchiesta che sprizzava veleni: Bonanini è potente, vanta amici in ogni ambiente, da quello politico (è stato candidato alle europee per il Pd e conosceva rappresentanti di spicco del centrodestra, come il ministro Renato Brunetta) a quello giudiziario. Rapporti che emergono dalle intercettazioni. E subito dopo l’arresto ecco che Bonanini tira in ballo proprio gli amici. Chiede di sentire le persone che ricoprono incarichi istituzionali di cui si parla nelle conversazioni telefoniche. In prima fila proprio Scirocco che, secondo le accuse del Faraone, gli avrebbe ispirato una lettera anonima per screditare gli investigatori. Una mossa difensiva che per qualcuno aveva uno scopo preciso: far indagare il Procuratore e ottenere così il trasferimento del processo.

Gli avvocati di Bonanini hanno sempre negato. E la Procura ha replicato: sono stati compiuti tutti i riscontri possibili su Scirocco, ma niente di penalmente rilevante è emerso (la sua segretaria, però, è stata indagata). Anzi, il fatto che l’indagine sia andata in porto e con successo (le prime condanne sono già arrivate) dimostrerebbe che il Procuratore non l’aveva ostacolata. Nel frattempo, però, Scirocco lascia l’ufficio. Raggiunti i limiti di età non chiede di prolungare il proprio servizio. L’atmosfera era diventata difficile. Ma soprattutto ora ci sono le inchieste che incombono. Prima di tutto quella della Procura della Corte dei Conti di Genova guidata da Ermete Bogetti. Lo stesso magistrato contabile che, quando si trovava a Torino, si era occupato del caso di Giuseppe Marabotto, l’ex procuratore di Pinerolo arrestato per corruzione in un’inchiesta su un giro di maxi consulenze tecniche fittizie.

L’ex procuratore della Spezia non sarebbe indagato. Ma gli stessi magistrati spezzini adesso vogliono che si vada fino in fondo per cancellare ogni ombra.