Una famiglia da tempo divisa tra politica e gestione dei rifiuti quella dei Cigliano. Fin dagli anni ’90, quando Antonio Cigliano, allora assessore comunale alla nettezza urbana di Napoli, in quota Psi, avviò la privatizzazione del settore. E ora, vent’anni dopo, Antonio e i figli Dario e Corrado sono stati arrestati dalla Digos, su ordine della Procura di Napoli, nell’ambito dell’inchiesta sui danneggiamenti ai mezzi di Enerambiente.

Dario Cigliano è consigiere provinciale e comunale del Pdl a Napoli, molto vicino al coordinatore regionale Nicola Cosentino. Corrado, invece, è stato capocantiere della società Enerambiente che gestiva per conto del comune partenopeo la raccolta dei rifiuti. E proprio nell’ambito della gestione della spazzatura è nata l’inchiesta. L’ipotesi di accusa contestata ai tre e a una quarta persona fermata, Gaetano Cipriano, è di aver cercato di indurre un detenuto a rendere dichiarazioni false all’autorità giudiziaria.

Ecco i fatti. Nel gennaio scorso vengono arrestati i responsabili della cooperativa Davideco scarl che intratteneva, come ditta subappaltatrice, rapporti con la società Enerambiente. In carcere finisce anche Salvatore Fiorito, amministratore della Davideco, tra i responsabili, secondo la Procura, degli incendi dolosi e della devastazione ai camion di Enerambiente messi in atto tra settembre e ottobre 2010. Emergevano già in quell’ordinanza, così come in diversi dossier prefettizi, i rapporti tra Salvatore Fiorito e Corrado Cigliano che aveva favorito i rapporti societari tra Enerambiente e la ditta di Fiorito. “Inizialmente fu stipulata – si legge nell’ordinanza – una convenzione con le cooperative Nuove Frontiere e San Marco (poi raggiunta da interdittiva antimafia, ndr), ma poi quest’ultima fu sostituita, su indicazione di Cigliano Corrado, capo cantiere della Enerambiente, dalla cooperativa Davideco, il cui rappresentante, Salvatore Fiorito, era già stato collaboratore del legale rappresentante della coop San Marco”.

Fiorito in carcere inizia a parlare e il consigliere Dario Cigliano, nel febbraio scorso, grida al complotto, tappezzando Napoli di manifesti nei quali denuncia l’aggressione mediatica, associando la sua disavventura giudiziaria alle vicende del presidente Berlusconi. Pochi giorni dopo scattano le perquisizioni a casa dei Cigliano e nella sede di Enerambiente. Fiorito ha raccontato ai pubblici ministeri, coordinati dall’aggiunto Giovanni Melillo, il sistema clientelare che caratterizzava le procedure di assunzione del personale da immettere nel servizio di raccolta dei rifiuti: soldi sarebbero andati ai fratelli Cigliano come “corrispettivo illecito per la stipula dei contratti tra Enerambiente e le cooperative”. E da questo quadro nasce l’inchiesta di oggi. Secondo la procura di Napoli, i Cigliano e Gaetano Cipriano, preoccupati dalle dichiarazioni di Fiorito, hanno avvicinato la moglie di Fiorito consegnandole una somma di danaro per indurre il marito a tacere al pubblico ministero fatti e circostanze che li potessero coinvolgere.